Residenzialità in Italia: Crescono gli ospiti ma il divario Nord-Sud resta una piaga

di Antonio Caruso – 13 GENNAIO 2026

L’ultimo report dell’Istat, aggiornato al 1° gennaio 2024, scatta una fotografia nitida e a tratti impietosa del sistema di assistenza residenziale in Italia. Se da un lato il numero di cittadini che ricorrono a queste strutture è in netto aumento, dall’altro emerge una spaccatura geografica che separa il Paese in due velocità assistenziali.

Al 1° gennaio 2024, risultano attivi sul territorio nazionale 12.987 presidi residenziali, capaci di offrire circa 426mila posti letto. Il dato segna una crescita del 4,4% rispetto all’anno precedente, portando l’offerta a 7,2 posti ogni 1.000 residenti. Tuttavia, la media nazionale nasconde squilibri profondi: nel Nord-Est l’offerta balza a 10,5 posti ogni 1.000 abitanti, mentre al Sud il rapporto crolla drasticamente a soli 3,4.

L’aumento della domanda è testimoniato dal numero complessivo degli ospiti, che raggiunge le 385.871 unità (+6% su base annua). Il profilo dell’utente tipo è chiaro: tre ospiti su quattro sono anziani oltre i 65 anni, in gran parte donne e ultraottantenni. In particolare, sono 291mila i “senior” ospitati, di cui ben 239mila non autosufficienti. Nelle regioni settentrionali, il ricorso all’istituzionalizzazione è molto più frequente, con punte di eccellenza nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, mentre in Campania si registra il valore minimo nazionale con soli 4 ospiti ogni 1.000 anziani.

Il sistema non poggia solo sull’assistenza agli anziani. Il 78% dei posti letto è destinato all’assistenza socio-sanitaria, mentre il restante 22% offre servizi socio-assistenziali per minori, persone con disabilità o dipendenze. Un dato rilevante riguarda i minori: sono circa 22mila i ragazzi ospitati, metà dei quali sono stranieri. Tra questi, spiccano 4.500 minori stranieri non accompagnati, per il 90% adolescenti tra i 15 e i 17 anni.

Dietro questi numeri si muove un esercito di quasi 395mila operatori. La forza lavoro è composta da 355mila dipendenti retribuiti, affiancati da 36mila volontari e 4mila operatori del Servizio Civile. Interessante la composizione del personale: oltre il 13% è costituito da cittadini stranieri, con punte del 27,5% in Emilia-Romagna, a conferma di quanto il settore dipenda dalla manodopera d’importazione.

Infine, la natura degli enti gestori rivela il peso del privato sociale: il 76% delle strutture è gestito da organismi privati, di cui oltre la metà (51%) appartiene al mondo del non profit. Gli enti pubblici gestiscono direttamente solo il 13% dei presidi, lasciando al terzo settore e ai privati il compito di reggere l’urto di una domanda di assistenza sempre più pressante e complessa.

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