In molti Comuni calabresi torna l’annosa questione degli impianti obsoleti delle reti idriche. Una criticità che in queste ore riguarda Corigliano Rossano, ma che interessa vaste aree della regione, tra perdite, rotture e disservizi ricorrenti. In questo contesto riemerge una domanda centrale: di chi è la competenza degli interventi e fino a dove può arrivare Sorical.
Che società è Sorical
Il capitale sociale è così suddiviso: Regione Calabria: 53,5%, Comuni calabresi: 46,5%, acquisito in house. La presenza diretta degli enti locali nel capitale rafforza il modello di controllo pubblico e amplia la rappresentanza istituzionale. Alla guida dell’azienda c’è il presidente e amministratore unico Cataldo Calabretta.
Il peso dei Comuni nella governance
I Municipi non svolgono un ruolo marginale. In quanto soci: partecipano all’Assemblea, che indirizza le scelte strategiche; esprimono propri rappresentanti nel Comitato di controllo analogo congiunto, incaricato di vigilare sull’operato aziendale; restano titolari delle reti urbane di distribuzione. Questo passaggio è decisivo per comprendere responsabilità e limiti.
Dove iniziano le competenze di Sorical
L’azione di Sorical riguarda: grandi condotte adduttrici regionali; captazioni, pozzi, invasi; trasporto dell’acqua fino ai punti di consegna, come serbatoi o nodi principali. Qui l’azienda può programmare lavori, sostituzioni, riparazioni e investimenti strutturali.
Dove le competenze cessano
Oltre i punti di consegna, la responsabilità non è più regionale. Sorical non può intervenire su: tubazioni interne ai centri abitati; diramazioni secondarie; allacciamenti; reti comunali di distribuzione. Su queste tratte la competenza è esclusivamente comunale. Anche in presenza di emergenze, senza una convenzione formale, ogni intervento da parte di Sorical sarebbe privo di titolo giuridico.
Cosa può fare davvero
Sorical può: garantire l’approvvigionamento all’ingrosso; ridurre perdite sulle infrastrutture regionali; migliorare la continuità fino ai serbatoi. Non può risolvere criticità che nascono dentro le reti cittadine, spesso datate e fragili. È qui che si innesta il corto circuito percepito dai cittadini circa i carichi e i livelli di responsabilità. I disagi dunque derivano dalla somma di due fattori: infrastrutture regionali delicate e reti comunali usurate. Ora resta da chiarire chi fa cosa per risolvere le questioni. E ciò rappresenta il primo passo per pretendere soluzioni efficaci e interventi mirati.
![]() |
![]() |
![]() |





