Ricerca e agricoltura: l’Arsac che innova la Calabria | VIDEO

In Calabria, dove l’agricoltura è ancora il cuore dell’economia, l’innovazione non è più un’opzione: è una necessità. Tra le realtà che accompagnano questo cambiamento c’è l’Arsac, l’Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese, che da anni lavora per portare la ricerca scientifica dentro le imprese agricole. Lo spiega con chiarezza Benito Scazziota, divulgatore agricolo e specialista Arsac, che vive ogni giorno il contatto diretto con agricoltori e imprenditori locali. «Il ruolo dell’Arsac» racconta «è quello di rendere più popolare ciò che si produce all’interno dei centri di ricerca e delle università. Significa trasformare la ricerca in conoscenza utile, adattandola alle esigenze delle aziende agricole per renderla concretamente profittevole». L’Arsac agisce come un ponte tra scienza e impresa, traducendo linguaggi e tecniche complesse in strumenti pratici. «Il nostro lavoro» spiega Scaziota «è quello di far uscire la ricerca dai laboratori e portarla nei campi. Rendere comprensibile, e quindi utile, ciò che spesso resta confinato nel mondo accademico». La cosiddetta agricoltura 4.0 non è un concetto astratto. Nella Sibaritide, dove agrumi e ulivi sono da sempre simboli di identità e reddito, le nuove tecnologie possono cambiare il destino delle aziende. «L’innovazione digitale e tecnologica può innalzare il livello culturale dell’imprenditore» spiega Scazziota. «E quando cresce la cultura, cresce anche la capacità di investimento, aumenta la richiesta di manodopera qualificata e si crea nuova economia. Questo può contribuire anche a contrastare lo spopolamento dei territori rurali».L’idea è chiara: modernizzare non significa snaturare, ma rendere più forte il legame con la terra.

Giovani agricoltori, una nuova generazione

In Calabria, la nuova generazione di agricoltori rappresenta un segnale di cambiamento. «I giovani agricoltori sono imprenditori preparati, con una cultura elevata» osserva Scaziota. «Il problema è l’impatto con un mercato ancora poco trasparente, dove la conoscenza circola lentamente. Serve maggiore fluidità dell’informazione e più accesso alle reti commerciali». Questi nuovi imprenditori portano nelle campagne calabresi competenze gestionali, tecniche e digitali, ma spesso si trovano a combattere con vecchie logiche di filiera. L’Arsac, in questo senso, li accompagna nel passaggio da un’agricoltura tradizionale a un’agricoltura consapevole e tecnologicamente evoluta. Tra le nuove frontiere dell’innovazione agricola c’è l’agrivoltaico, cioè la produzione combinata di energia e colture. Secondo Scaziota, si tratta di una risorsa importante ma da gestire con attenzione. «Gli incentivi ci sono e continueranno ad esserci» afferma. «Ma con i costi attuali di investimento, molte volte basta un buon rapporto con le banche e una corretta gestione finanziaria. In molti casi conviene che l’imprenditore agricolo produca da sé la propria energia elettrica, installando impianti di agrivoltaico personalizzati. Così può sfruttare pienamente la propria capacità produttiva, senza dover cedere il controllo a fondi esterni». L’agricoltura del futuro, aggiunge, sarà sempre più energetica, ma con radici solide nella tradizione aziendale. «Il fotovoltaico industriale è un’altra cosa, mentre l’agrivoltaico è una risposta sartoriale, su misura per la tipologia di impresa».

Pubblico e privato, un’unione necessaria

Il vero salto di qualità passa dalla collaborazione. «La cooperazione tra pubblico e privato è essenziale» ribadisce Scaziota. «Direi al cento per cento. Purtroppo abbiamo ancora poca conoscenza di ciò che si produce scientificamente all’interno delle università. Il territorio deve dialogare con i centri di ricerca, invitandoli a collaborare in modo diretto. Prima di arrivare alla brevettazione, possiamo fare sperimentazione locale, e questo riduce i costi e trattiene il valore in Calabria». Un concetto chiaro: il sapere va messo a frutto dove nasce. Se la conoscenza è prodotta sul territorio, deve servire al territorio. Nel dibattito sull’innovazione non può mancare l’intelligenza artificiale. C’è chi teme che possa sostituire l’uomo, ma Scaziota è netto: «L’intelligenza artificiale deve essere educata. Funziona in base ai dati che noi le forniamo. Se siamo noi i titolari dei nostri dati, saremo anche i titolari del nostro lavoro». Una visione che restituisce all’agricoltore un ruolo attivo. La tecnologia, se gestita con consapevolezza, diventa alleata e non minaccia. L’agricoltura digitale può semplificare la gestione aziendale, migliorare la resa dei campi, monitorare le colture, ma resta sempre l’uomo a decidere la direzione. L’innovazione agricola, secondo Scaziota, non è solo un fatto tecnico ma soprattutto culturale. «Quando si innalza il livello culturale» spiega «cambia la percezione stessa del lavoro agricolo. Cresce il rispetto per la terra, ma anche la visione d’impresa. L’agricoltore non è più un esecutore, ma un protagonista dell’economia locale». Questo cambiamento è già visibile in molte aree calabresi, dove cooperative e piccole aziende stanno investendo in formazione, agritech, automazione e sostenibilità. Il futuro dell’agricoltura calabrese, e della Sibaritide in particolare, passa quindi da qui: dalla capacità di coniugare ricerca, impresa e innovazione. L’Arsac, in questa prospettiva, diventa un punto di riferimento non solo tecnico ma culturale. La ricerca scientifica e la conoscenza condivisa possono rendere la Calabria un laboratorio di sviluppo rurale avanzato, in grado di trattenere giovani e creare lavoro di qualità. «Se abbiamo costruito conoscenza, è giusto sfruttarla qui» conclude Scaziota. «L’innovazione non è mai un lusso, ma una necessità. E quando viene usata bene, diventa ricchezza per tutti».

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