In vista della stagione autunnale e invernale, si alza l’allerta sulla fragilità del territorio calabrese. Dal monitoraggio degli argini alle criticità ereditate dai recenti eventi estremi, cresce la richiesta di interventi concreti e programmati.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
I segnali d’allarme: dai trombe marine ai danni nella Sibaritide
Le recenti manifestazioni estreme — tra cui la tromba marina registrata a Pizzo, quella nel territorio di Vibo Valentia e le violente grandinate che hanno investito diverse aree della regione, inclusa la Sibaritide e Corigliano-Rossano (ancora segnate dalle alluvioni dello scorso inverno) — dimostrano che il pericolo non può considerarsi alle spalle.
Sul punto interviene anche il geologo Carlo Tansi, già direttore della Protezione Civile, il quale evidenzia come le temperature record registrate nei mari possano rappresentare il presagio di eventi atmosferici avversi particolarmente intensi. Se la natura non può essere dominata, l’azione umana può tuttavia concentrarsi sulla messa in sicurezza preventiva degli argini fluviali e sulla pulizia capillare dei canali di scolo.
Il nodo degli argini e la necessità di modelli predittivi
L’esperienza del passato recente, tuttavia, mostra gravi lacune nella continuità degli interventi.
«Negli ultimi anni gli argini del Crati, un esempio su tutti per chiarire la necessità di fare tesoro dell’esperienza, si sono rotti esattamente negli stessi punti, eppure, evidentemente, in quei segmenti non si è lavorato con la giusta attenzione».
Da qui la richiesta di avviare una rigorosa attività di monitoraggio finalizzata allo sviluppo di modelli predittivi, indispensabili per pianificare interventi mirati ed efficaci lungo i corsi d’acqua più a rischio.
Il capitolo delle risorse e la piaga degli incendi
All’indomani del passaggio dei cicloni Harry e Hulrike, le istituzioni avevano annunciato ingenti investimenti finanziari per il contrasto al dissesto idrogeologico. Tuttavia, sul fronte istituzionale permangono forti interrogativi politici: le interrogazioni depositate a febbraio in merito alla diga di Tarsia e ai lavori di messa in sicurezza della linea ferroviaria tirrenica attendono ancora risposte esaustive.
Con la stagione estiva ormai agli sgoccioli — un periodo ulteriormente aggravato dai devastanti incendi boschivi che hanno compromesso la stabilità dei suoli —, l’auspicio espresso è che la retorica degli annunci lasci finalmente spazio a politiche di prevenzione concrete ed efficaci da parte del Governo Regionale.






