Roberto Occhiuto a Crosia: «La Calabria riparte, i calabresi lo sanno» |VIDEO

Nella piazza centrale di Crosia, davanti a candidati, amministratori e simpatizzanti, Roberto Occhiuto ha rilanciato la sua corsa alla guida della Calabria, parlando di sanità, investimenti, identità e futuro della regione. «Non credo ai sondaggi, sono convinto che il risultato che faremo sarà ben più ampio di quello che dicono i sondaggi» ha scandito Occhiuto a margine della serata. Ha parlato di una «Regione rimessa in moto», convinto che i calabresi, il 5 e 6 ottobre, gli rinnoveranno la fiducia. «L’ospedale della Sibaritide è un fatto. Prima era solo una promessa, oggi basta andare sul cantiere per vedere che è quasi concluso. Sfido chiunque a trovare opere pubbliche di questa importanza realizzate con tale velocità» ha detto, indicando la grande struttura sanitaria in costruzione tra Corigliano-Rossano e Trebisacce come simbolo del cambio di passo della sua amministrazione. Ha ricordato che «alla fine del 2021 lì non c’era nulla se non il cosiddetto “cucuzzolo degli annunci”» e ha rivendicato di aver sbloccato un’opera «ferma per oltre un decennio».

Cariati e la rete ospedaliera

Occhiuto ha parlato anche del presidio di Cariati: «Era stato escluso dalla rete ospedaliera, noi lo abbiamo reinserito e stiamo creando le condizioni per renderlo pienamente operativo».
Un passaggio che ha raccolto l’applauso dei presenti, con il presidente che ha elencato «interventi strutturali già eseguiti per restituire servizi sanitari a un territorio rimasto troppo a lungo senza». Nel suo intervento ha rivendicato la riforma regionale sul ciclo dei rifiuti: «Fino a qualche anno fa c’erano cumuli di spazzatura fino ai primi piani dei palazzi. Oggi i sindaci sanno dove smaltire, e le strade non sono più sommerse». Ha ricordato come la riforma fu «contestata e osteggiata, con l’opposizione che abbandonò l’aula», ma ha sottolineato che «era necessaria per restituire decoro ai territori».

Depurazione e infrastrutture

Occhiuto ha ammesso che «il 40% della Calabria non è ancora allacciato ai depuratori», ma ha parlato di «passi in avanti giganteschi». Ha insistito sul metodo: «Per una regione abbandonata per anni, questi quattro sono solo l’inizio della rinascita». Il governatore ha poi toccato corde identitarie: «Ognuno di voi ha un parente che vive fuori. Chiedetegli se oggi, rispetto a qualche anno fa, non dice con più orgoglio di essere calabrese». Ha raccontato di fiere in Lombardia e Veneto dove «giovani calabresi mi hanno fermato per dirmi: presidente, grazie, ora non ci vergogniamo più delle nostre origini».

Sanità: «Abbiamo evitato il collasso»

Ampio spazio alla sanità, «l’ambito più complicato», in cui ha contrapposto la situazione attuale al passato commissariamento: «Quando siamo arrivati non si conosceva neppure l’esatto debito della sanità calabrese. C’erano aziende che non approvavano i bilanci da dodici anni». Ha parlato di 5000 assunzioni e dell’arrivo dei medici cubani: «Se non li avessi presi, oggi avremmo tutti gli ospedali chiusi. Tutti». Ha attaccato gli avversari: «Gli stessi che oggi fanno i video nei reparti sono quelli che nominarono commissari incapaci, da Saverio Cotticelli a Guido Longo, lasciandomi un sistema allo sbando». Occhiuto ha annunciato che «la Calabria uscirà dal commissariamento sanitario», e promesso: «Una volta liberi, realizzeremo la più grande riforma della sanità mai vista in questa regione».

La scelta di dimettersi

Il candidato presidente ha poi spiegato la decisione di anticipare la fine della legislatura: «Ho dato tutto, lavorando come un matto, anche dopo incidenti e un’operazione al cuore, per salvare mille famiglie come quelle dei lavoratori Abramo». Ha definito l’inchiesta giudiziaria che lo riguarda «estranea alla gestione della Regione» e «strumentalizzata da chi non può battermi alle urne». Ha detto di aver percepito «un clima da presidente dimezzato», e di aver scelto le elezioni «per non condannare la Calabria a un anno di immobilismo».
«Visto che i calabresi mi chiedevano di non mollare, ho pensato: allora perché non far decidere a loro il futuro della Calabria?».

 

Articoli correlati: