I numeri non hanno colore politico e raccontano una storia che dovrebbe far riflettere tutti. Nel 2025 la Calabria ha versato oltre 326 milioni di euro ad altre regioni per curare i propri cittadini fuori dai confini regionali. Nel 2024 erano 304 milioni, nel 2023 289 milioni. Una crescita costante che non nasce dal nulla.
Da anni si chiede di evitare di trasformare la sanità in un campo di battaglia politica. Se non altro per difendere i cittadini. Perché quando il racconto pubblico è fatto solo di accuse, allarmi e scontri, il risultato è uno solo: sfiducia.
La gente non ragiona sui comunicati, ma sulla percezione. Se passa l’idea che curarsi in Calabria sia un rischio, anche quando non è vero, la scelta è scontata: si parte. E ogni partenza costa. Costa alla Regione, costa al sistema, costa a chi resta.
È giusto dire che esistono problemi. Ma le criticità esistono ovunque: nell’urbanistica, nella giustizia, nel turismo, nell’agricoltura. Anche nella sanità, è evidente. La differenza sta nel modo in cui vengono affrontate.
Questo stillicidio mediatico, nato per colpire una parte politica, a seconda di chi governa a fasi alterne, produce sempre lo stesso effetto. Oggi governa il centrodestra, ieri il centrosinistra. Le accuse erano le stesse, i titoli pure, i risultati non sono cambiati.
Il paradosso è che molti cittadini del Sud si rivolgono al Nord senza sapere che, in diversi casi, le cure non vengono neppure effettuate perché la Calabria fatica poi a saldare i conti. Una doppia beffa: soldi che partono e prestazioni che non arrivano.
Nel frattempo, lo Stato aumenta le risorse: oltre quattro miliardi assegnati alla Calabria nel 2025. Ma una parte consistente viene risucchiata proprio dalla migrazione sanitaria, lasciando sul territorio meno fondi per migliorare servizi, strutture e tempi di attesa.
Continuare così significa alimentare un meccanismo che si autoavvera. Parlare solo male porta altri a partire, e ogni partenza rende più debole il sistema. È un danno che non colpisce un partito, ma un’intera comunità.
Forse è il momento di fermarsi e guardare alla sostanza: tempi certi delle cure, qualità delle prestazioni, fiducia nelle strutture. La sanità non è uno slogan. È la vita delle persone. E usarla come clava politica significa lavorare contro l’interesse di tutti.
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