CATANZARO – Mentre il resto del Paese viaggia verso la semplificazione digitale, la Calabria resta ferma al palo. È la denuncia di Angelica Perrone, responsabile sanità regionale di Rifondazione Comunista, che punta il dito contro il mancato recepimento operativo delle Linee Guida nazionali sulla Telemedicina. Nonostante l’articolo 58 del DL Semplificazioni consenta già di ottenere certificazioni mediche tramite televisita, in Calabria questo diritto rimane un miraggio per migliaia di cittadini.
Il nodo burocratico: mancano i protocolli
Il problema non è tecnologico, ma amministrativo. Dal 2020 esistono linee guida approvate a livello nazionale, ma la Regione Calabria non ha ancora completato l’assetto organizzativo necessario. Questa inerzia impedisce di definire un percorso di accreditamento per i medici e, soprattutto, nega la copertura legale ai professionisti.
«Senza protocolli regionali che equiparino giuridicamente il “contatto digitale” alla visita fisica – spiega Angelica Perrone – i medici si ritrovano privi di certezze legali, esponendosi a rischi paradossali mentre cercano solo di modernizzare il sistema di cura».
Disagi per i fuori sede e divario digitale
L’assenza di un’intesa concreta con i Medici di Medicina Generale (MMG) e i Pediatri di Libera Scelta (PLS) colpisce in particolare gli studenti e i lavoratori calabresi fuori sede. Chi risiede in Calabria ma vive temporaneamente al Nord si trova intrappolato in procedure burocratiche obsolete, impossibilitato a utilizzare strumenti agili per certificazioni e consulti.
A questo si aggiunge il ritardo nell’adozione di una piattaforma regionale certificata che sia pienamente interconnessa con l’infrastruttura nazionale gestita da Agenas. Senza una volontà politica decisa, la tecnologia disponibile resta inutilizzata.
La richiesta: «Completare l’ultimo miglio»
Rifondazione Comunista sottolinea come per sbloccare la situazione non servano nuovi finanziamenti, ma esclusivamente determinazione politica.
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Convocazione immediata: La richiesta alla Giunta regionale è di convocare d’urgenza le rappresentanze mediche.
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Integrazione tecnologica: Implementare gli strumenti tecnici per l’identificazione certa del paziente e l’integrità dei dati.
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Uniformità delle prestazioni: Garantire che il diritto alla salute digitale sia universale e non condizionato dalla residenza geografica.
«Non è coerente parlare di contrasto allo spopolamento giovanile – conclude Perrone – se poi non si garantiscono i servizi basilari in forma agile. La salute dei calabresi non può più essere ostaggio dei tempi infiniti della burocrazia».
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