La direttrice dello Spoke Corigliano-Rossano risponde alle polemiche su reparti, personale, Neurologia, Medicina e futuro dell’ospedale – Da giorni il dibattito sul futuro dell’ospedale di Corigliano è al centro dell’attenzione politica e mediatica. Sulla stampa e nel confronto pubblico si susseguono interrogativi e preoccupazioni su un presunto depotenziamento del presidio, sulla riduzione di posti letto, sulle criticità legate alla carenza di personale medico e infermieristico e sul timore di un progressivo trasferimento di attività verso altri presìdi dell’area. Una situazione che ha alimentato dubbi e allarme tra cittadini e operatori sanitari.
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Direttrice, nelle ultime settimane si è tornati a parlare del rischio di un progressivo depotenziamento dell’ospedale di Corigliano. C’è davvero il pericolo che il presidio perda altri reparti o servizi?
No, e voglio dirlo con assoluta chiarezza. Non è stato chiuso alcun reparto e non esiste alcun piano di smantellamento dell’ospedale di Corigliano. Comprendo le preoccupazioni dei cittadini, ma è importante distinguere tra le difficoltà legate alla carenza di personale, che interessano tutto il Servizio Sanitario Nazionale, e notizie che parlano di chiusure o ridimensionamenti che non corrispondono alla realtà.
Sta circolando la notizia di una possibile riduzione dei posti letto, in particolare nell’area neurologica. Può chiarire ai cittadini cosa sta realmente accadendo?
Nessuna riduzione organica dei posti letto di Neurologia. La criticità riguarda esclusivamente la disponibilità di personale medico. Oggi il reparto può contare su un solo neurologo e questo rende inevitabilmente più complessa l’organizzazione dell’attività assistenziale. In realtà la riduzione di due posti letto risale a diversi mesi fa ed è stata una scelta organizzativa resa necessaria dalla carenza di personale infermieristico, per consentire l’accorpamento dell’assistenza. Oggi, pur avendo rafforzato la dotazione infermieristica, non è ancora possibile ripristinare l’assetto originario perché permane la carenza di medici specialisti. La vicinanza con il reparto di Medicina consente comunque di contare sul supporto dei medici internisti per garantire la continuità dell’assistenza. Stiamo cercando specialisti ovunque, ma purtroppo il problema è che sempre meno medici scelgono di lavorare negli ospedali periferici. Nel frattempo Azienda Zero sta lavorando ai nuovi concorsi e siamo fiduciosi che possano contribuire a superare questa fase di difficoltà.
Molti temono che la riduzione del personale infermieristico possa compromettere il funzionamento di alcuni reparti. La dotazione di personale è oggi sufficiente?
La carenza di personale rappresenta una criticità che affrontiamo quotidianamente, ma stiamo mettendo in campo tutte le azioni possibili. Abbiamo concluso un importante bando di reclutamento che ci ha consentito di assumere un numero significativo di infermieri da destinare allo Spoke di Corigliano-Rossano. Inoltre, dal 16 agosto il reparto di Medicina potrà contare su una dotazione di diciotto infermieri. Questo consentirà di rafforzare ulteriormente il reparto di Medicina e, progressivamente, anche quello di Neurologia.
Perché tanti infermieri hanno lasciato il reparto di Medicina?
È importante chiarire che non si tratta di un depotenziamento deciso dalla Direzione. Alcuni infermieri hanno chiesto di essere assegnati ad altri contesti lavorativi e questo ha determinato una situazione organizzativa complessa. Il nostro obiettivo è ricostituire un’équipe stabile e creare le migliori condizioni affinché il reparto possa operare con continuità ed efficienza.
È vero che anche gli operatori socio-sanitari del reparto di Medicina sono venuti meno?
Il reparto ha dovuto affrontare una situazione particolarmente difficile perché gli operatori socio-sanitari sono stati contemporaneamente assenti per malattia. È evidente che una circostanza del genere incide sull’organizzazione del lavoro, ma anche per questa figura professionale sono già stati avviati nuovi percorsi di reclutamento per rafforzare gli organici.
Si è parlato anche dell’apertura dell’ospedale di Cariati e del rischio che personale venga sottratto a Corigliano. È così?
Assolutamente no. L’ospedale di Cariati dispone di una propria organizzazione e di un proprio organico. I posti previsti erano già programmati e lo staff infermieristico è autonomo. Ci sono stati soltanto normali interscambi di personale che avvengono in tutte le aziende sanitarie, ma non esiste alcun trasferimento di risorse finalizzato a penalizzare l’ospedale di Corigliano.
Alcuni cittadini temono che attività e reparti possano essere progressivamente trasferiti a Rossano. È uno scenario reale?
No. Nessun reparto dell’area medica è stato trasferito a Rossano. L’organizzazione dello Spoke risponde a criteri clinici ben precisi. A Rossano sono concentrate prevalentemente le attività chirurgiche, mentre non esiste alcun progetto di spostare i reparti dell’area medica presenti a Corigliano.
Perché alcuni reparti non possono essere trasferiti da un presidio all’altro?
Perché esistono attività strettamente integrate che non possono essere separate senza compromettere la qualità dell’assistenza. La Cardiologia è inscindibilmente collegata all’UTIC, così come la Nefrologia è strettamente connessa alla Dialisi. Spostare questi servizi significherebbe ricostruire da zero strutture estremamente complesse e sostenere costi molto elevati, senza alcun beneficio per i cittadini.
Le immagini dei pazienti costretti ad attendere sulle barelle hanno colpito profondamente l’opinione pubblica. Come sta affrontando questa emergenza?
Il fenomeno del boarding è una criticità che interessa molti ospedali italiani e deriva principalmente dalla difficoltà di trasferire rapidamente i pazienti nei reparti di degenza quando i posti letto risultano temporaneamente saturi. La Direzione è costantemente impegnata nel migliorare l’organizzazione dei percorsi assistenziali e nel rafforzare gli organici per ridurre al minimo questi disagi, nella piena consapevolezza delle difficoltà vissute dai pazienti e dagli operatori sanitari. Rispetto agli anni passati, tuttavia, la situazione è sensibilmente migliorata. Abbiamo nominato un bed manager che sta svolgendo un lavoro molto importante nel coordinare i ricoveri e nel supportare i Pronto Soccorso dello Spoke nella gestione dei posti letto. Il suo contributo sta consentendo di contenere in maniera significativa il fenomeno del boarding e di rendere più efficiente l’intero percorso assistenziale.
Qual è oggi la maggiore criticità dello Spoke di Corigliano-Rossano?
La criticità principale è il reperimento di medici specialisti. Non riguarda soltanto il nostro ospedale ma interessa l’intero sistema sanitario nazionale. Per questo motivo l’Azienda, insieme ad Azienda Zero, sta lavorando per accelerare le procedure concorsuali e rafforzare gli organici, nella consapevolezza che il capitale umano rappresenta la vera priorità per garantire servizi sempre più efficienti.
Qual è il messaggio che si sente di rivolgere ai cittadini che guardano con preoccupazione al futuro dell’ospedale di Corigliano?
Il messaggio è semplice e chiaro: nessun reparto è stato chiuso e non esiste alcun progetto di ridimensionamento dell’ospedale di Corigliano. Le difficoltà che stiamo affrontando sono legate alla carenza di personale, una problematica che coinvolge l’intero Paese, ma l’impegno della Direzione e dell’Azienda è quello di rafforzare i servizi, assumere nuovo personale e garantire ai cittadini un’assistenza sempre più qualificata. Comprendo le preoccupazioni della comunità, ma posso assicurare che il nostro lavoro è orientato esclusivamente alla tutela del diritto alla salute e al consolidamento dello Spoke di Corigliano-Rossano.






