ACRI – Un’ondata di indignazione ha attraversato Acri dopo la scoperta di un caso inquietante: centinaia di immagini di minori modificate con programmi di intelligenza artificiale per scopi sessuali sono finite online. La Procura di Cosenza, sotto la guida di Antonio D’Alessio, ha aperto un’indagine per diffamazione a mezzo internet.
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L’allarme è scattato quando un genitore si è imbattuto, per caso, in una foto manipolata della figlia. Da lì sono partite denunce e segnalazioni che hanno portato alla mobilitazione della comunità.
La protesta degli studenti
Ieri mattina gli studenti delle scuole superiori di Acri si sono riuniti davanti ai cancelli del Liceo Scientifico per esprimere solidarietà alle vittime e chiedere più protezioni contro i deepfake.
Dopo le parole del sindaco Pino Capalbo e delle associazioni locali, anche il mondo politico si è espresso. Alfredo Antoniozzi, deputato di Fratelli d’Italia, e la consigliera regionale Luciana De Crescenzo hanno condannato l’accaduto e chiesto misure più severe: “Bisogna rafforzare i sistemi di protezione online e punire chi commette questi reati”.
Gli studenti chiedono alla scuola un maggiore impegno su informazione, supporto psicologico e prevenzione. La protesta ha acceso i riflettori su un fenomeno ancora poco regolamentato, che lascia troppi giovani esposti ai rischi della manipolazione digitale.