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	<title>filastrocche Archivi - Informazione e Comunicazione</title>
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		<title>Libri. Il dialetto rossanese nella nuova pubblicazione di Gemma Calabrò</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jul 2023 10:11:55 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-130048" src="https://www.informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2023/07/Gemma_Calabro-12.jpg" alt="" width="1280" height="720" /></p>
<p>Una nuova pubblicazione firmata I&amp;C: scritti in dialetto sulla vita popolare rossanese. L’autrice è <strong>Gemma Calabrò</strong>, che ha iniziato a scrivere filastrocche in dialetto sin da ragazza, annotando qua e là quelle che l’ispirazione le suggeriva. Con la sua raccolta <strong><em>’U tempə ciciulia</em> (un sun pittule ’e cummare)</strong> ci proietta in un’atmosfera di sogno collocata in un momento non specifico nel passato per condurci in storie quotidiane antiche e nuove utilizzando i termini popolari, intrisi di significati veri e profondi. Il suo libro è un’immersione nella vita di tutti i giorni con la lingua sempre viva, che<strong> Gemma Calabrò</strong> custodisce e ci consegna nella piena consapevolezza di non avere pretese poetiche, ma con la sincerità autentica di chi vuole condividere una manciata di ricordi nella sua lingua natìa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gemma Calabrò è nata a Rossano l’11/04/1960. Ha conseguito il diploma di Perito commerciale presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Rossano nel 1978. Tra le tante attività, ha lavorato prevalentemente nel campo assicurativo. Sin da bambina, ha amato leggere e scrivere, prediligendo, nel tempo, i componimenti nella sua lingua dialettale: il <strong>rossanese</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-130039" src="https://www.informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2023/07/Gemma_Calabro_COPERTINA.jpg" alt="" width="1594" height="2185" /></p>
<p>Il dialetto è una risorsa umana da custodire e tramandare perché racchiude la lingua dei nostri padri e perché reca la memoria di fatti e cose che non esistono più o svaniscono. La casa editrice <strong>Informazione&amp;Comunicazione</strong> pubblica la poesia dialettale seguendo la propria linea editoriale del racconto territoriale: dal 2019 porta avanti il percorso delle pubblicazioni, occupandosi di saggistica, autobiografia, narrativa per ragazzi, poesia e ora scritti in dialetto. La presentazione del libro è fissata domenica 30 luglio alle ore 19.00 sul Lungomare di Rossano presso l’Oasi Le Lampare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è il timore che la nostra lingua identitaria scompaia? Forse sì, ecco perché lasciare tracce scritte può contribuire a evitare una completa dispersione. Questo il nostro compito come operatore culturale e dell’informazione territoriale.</p>
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		<title>La Corajisima tra le maschere di Carnevale rossanesi, racconto di Martino A. Rizzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Informazione &#38; Comunicazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2022 06:36:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-150x150.jpg 150w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-80x80.jpg 80w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-320x320.jpg 320w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-45x45.jpg 45w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>Come ogni Martedì Grasso, anche ieri è morto Carnevale: «È scattatə!». Aveva mangiato a crepapelle “maccarruni” conditi con ragù fatto con braciole-involtini di maiale e polpette, aveva gustato otto uova affrittellate con le “frittule”, innaffiando il tutto con abbondante e ottimo “vino paesano”. Tutto ciò dopo tre giorni di esagerazioni con cibo in sovrabbondanza e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-150x150.jpg 150w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-80x80.jpg 80w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-320x320.jpg 320w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-45x45.jpg 45w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-108994" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/1-Alessandria-del-Carretto-CS-2020-ph-Andrea-Bressi.jpg" alt="" width="625" height="1024" srcset="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/1-Alessandria-del-Carretto-CS-2020-ph-Andrea-Bressi.jpg 625w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/1-Alessandria-del-Carretto-CS-2020-ph-Andrea-Bressi-183x300.jpg 183w" sizes="(max-width: 625px) 100vw, 625px" /></p>
<p>Come ogni Martedì Grasso, anche ieri è morto Carnevale: «È scattatə!». Aveva mangiato a crepapelle “maccarruni” conditi con ragù fatto con braciole-involtini di maiale e polpette, aveva gustato otto uova affrittellate con le “frittule”, innaffiando il tutto con abbondante e ottimo “vino paesano”. Tutto ciò dopo tre giorni di esagerazioni con cibo in sovrabbondanza e vino a iosa. E così il suo fisico non ha retto.</p>
<figure id="attachment_108993" aria-describedby="caption-attachment-108993" style="width: 1142px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-108993 size-full" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/2-il-pranzo.jpg" alt="" width="1142" height="666" srcset="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/2-il-pranzo.jpg 1142w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/2-il-pranzo-500x292.jpg 500w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/2-il-pranzo-1024x597.jpg 1024w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/2-il-pranzo-768x448.jpg 768w" sizes="(max-width: 1142px) 100vw, 1142px" /><figcaption id="caption-attachment-108993" class="wp-caption-text">Il pranzo del Martedì Grasso</figcaption></figure>
<p>Mario Rizzo, nel suo libro «Rossano, ricordi d’altri tempi», racconta che ci fu un tempo in cui la morte di Carnevale veniva celebrata in città organizzando dei solenni e scherzosi funerali. Infatti il Carnevale, deposto su una specie di barella, veniva portato in giro da quattro uomini mascherati seguiti da altri in maschera e tanti ragazzi. Il pupazzo sulla barella simboleggiava il Carnevale &#8220;scattatu&#8221;; e quando &#8220;il corteo&#8221; giungeva a Piazza Steri &#8220;Carnilevaru&#8221; veniva messo sul terrazzo del Casino dell’Unione e, appoggiata la barella a terra, la salma era affidata a un chirurgo che avrebbe dovuto procedere con un’autopsia per determinare le cause del decesso. Nel frattempo, gli improvvisati attori, continuando a piangere lo scomparso, esaltavano i pregi del defunto e, con battute a doppio senso, facevano un “taglio e cuci” ironico su alcuni aspetti divertenti della vita cittadina. Comunque, innanzitutto, si soffermavano sulle possibili ipotesi della morte. Pertanto uno dei gruppetti dei partecipanti riferiva con apprensione che «simi juti adduvi Carignola / E ra dittui ch&#8217;era malu e coru». Il dott. Gennaro Carignola era un medico molto noto a Rossano, amato e stimato dalla popolazione. Un altro gruppo rispondeva: «Simi juti adduvi u mericu e Russi / E ra dittui ch&#8217;è stata a troppa tussa». Il dott. De Russis era un altro medico cittadino. Un terzo gruppo continuava: «Simj juti adduvi Berlingeri / E ra ddata a curpa a ra mugghjera». Anche il dottor Pasquale Berlingieri era un altro noto medico rossanese.<br />
Così, considerate le diverse opinioni dei professionisti interessati, per accertare con sicurezza il vero motivo della dipartita, non restava altro da fare che far intervenire il chirurgo che doveva risolvere l’enigma.</p>
<figure id="attachment_109000" aria-describedby="caption-attachment-109000" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-109000" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia.jpg" alt="" width="1024" height="790" srcset="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia.jpg 1024w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-389x300.jpg 389w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/3-Motta-Santa-Lucia-768x593.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-109000" class="wp-caption-text">Motta Santa Lucia</figcaption></figure>
<p>Questi col camice bianco e una grossa mannaia in mano, apriva la pancia di Carnevale dopodiché individuava le cause della morte che con solennità comunicava al pubblico: «Carnilevaru è scattatu / Pecchì avia troppu mangiatu», e per dimostrare l’attendibilità della sua diagnosi estraeva dal ventre del defunto delle budella di vitello che scrutava con attenzione con dei grossi occhiali constatando che erano piene di maccheroni, polpette e vino, tanto vino. Poi con area grave avvertiva che la stessa sorte sarebbe toccata a «quanti mangiajni assaj».<br />
I rossanesi che affollavano Piazza Steri si godevano divertiti questa specie di farsa popolare che rompeva la monotonia del tran tran quotidiano. Comunque il divertimento non si concludeva con il corteo funebre di Carnevale e la sua autopsia eseguita all’aperto, ma proseguiva con l’entrata in scena della<br />
Corajisima, la vedova di Carnevale. La Corajisima rappresentava la Quaresima, cioè la fine dei festeggiamenti e delle abbuffate. In molti paesi della Calabria compariva il Mercoledì delle Ceneri nella forma di una “pupa di pezza”, tutta nera, che si appendeva fuori dalle finestre per simboleggiare il periodo di austerità, privazioni e digiuno che iniziava con la Quaresima (appunto Corajisima). A Rossano invece la Corajisima diventava un’altra sceneggiata che chiudeva le festività carnevalesche. Vestita tutta di nero, con uno scialle anch’esso nero che avvolgeva la testa in modo da non farsi riconoscere, girava<br />
i rioni del paese emettendo pianti e lamenti profondi per la scomparsa del marito di cui decantava le virtù. In realtà era un uomo mascherato che interpretava la parte della vedova sconsolata.</p>
<figure id="attachment_109001" aria-describedby="caption-attachment-109001" style="width: 473px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-109001" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/4-Corajsima.jpg" alt="" width="473" height="679" srcset="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/4-Corajsima.jpg 473w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/03/4-Corajsima-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 473px) 100vw, 473px" /><figcaption id="caption-attachment-109001" class="wp-caption-text">La Corajsima</figcaption></figure>
<p>Ricordo di quando la Corajisima passava in via Umberto I portando in braccio un gatto che doveva rappresentare il povero orfanello e, sotto la finestra di casa mia, si rivolgeva a mio padre, docente, lamentandosi che tra le tante disgrazie che aveva patito c’era anche quella che il figlio non voleva studiare perché «Professò, un tena a capa a ra scola». Racconti rappresentativi di un “mondo antico”, oggi scomparso, quando tutti vivevano nel Centro Storico, non c’era la televisione e il rione svolgeva un ruolo aggregante, la vita sociale era rallegrata da una sana ironia e le osterie svolgevano il ruolo di un circolino di quartiere dove gli uomini si rilassavano dopo una giornata di intenso lavoro.</p>
<p>Insomma, tutte cose di altri tempi!</p>
<p>L'articolo <a href="https://informazionecomunicazione.it/la-corajisima-tra-le-maschere-di-carnevale-rossanesi-racconto-di-martino-a-rizzo/">La Corajisima tra le maschere di Carnevale rossanesi, racconto di Martino A. Rizzo</a> proviene da <a href="https://informazionecomunicazione.it">Informazione e Comunicazione</a>.</p>
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