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«La Calabria – dice Graziano – può ripartire se viene incentivato l’investimento pubblico per la realizzazione di nuove opere. È chiaro però che sia il capitale umano che quello materiale per le nuove infrastrutture deve essere reperito nella nostra regione e non altrove. Ed è ancora più paradossale il fatto che lo Stato, che in Calabria ha messo in programma la realizzazione solo di un’unica grande infrastruttura, che è l’ammodernamento del terzo megalotto della statale 106, permetta che le imprese fornitrici di servizi e materiali, e con esse anche la manodopera vengano importate dalle altre regioni italiane».
«È qui che c’è fame di lavoro – aggiunge il capolista UDC – è qui che bisogna investire e spendere quegli 1,3 miliardi di euro necessari per la realizzazione dell’opera. Altrimenti si sarà fatto un bel buco nell’acqua. Io credo che le imprese calabresi non abbiano nulla da che invidiare a quelle campane, lucane, toscane o romagnole. Qui c’è eccellenza anche nell’edilizia civile e non è possibile rimanere silenti difronte a questa situazione. Sono convinto che il prossimo governo regionale della Calabria, che sarà guidato da Jole Santelli, già dal prossimo lunedì 27 gennaio si metterà a lavoro per bloccare quello che rappresenta un vero e proprio colpo di mano, uno scippo ai danni dei territori calabresi che attendono ormai da anni l’inizio di questi lavori. Perché la realizzazione di una nuova strada e più in generale di un’opera civile – ricorda Graziano – è anche un momento in cui si riversa nuova economia sul territorio che la ospita» (Comunicato stampa).









