di Antonio CARUSO
ROMA – Come sono cambiati il tempo libero e la fame di cultura degli italiani in cento anni? A rispondere è l’Istat con il report celebrativo “Tra cultura e svago: un viaggio lungo un secolo”, pubblicato oggi 23 aprile 2026. I dati raccontano la metamorfosi di un Paese che è passato dal consumo d’élite alla cultura di massa, pur mantenendo alcune storiche fragilità.
L’esplosione dell’editoria: +1300% in un secolo
Il dato più impressionante riguarda la produzione libraria. Nel 1926, anno di fondazione dell’Istat, le opere pubblicate in Italia erano appena 6.300. Nel 2024, la cifra è balzata a oltre 83.000. Una crescita di oltre 13 volte che testimonia la vivacità dell’industria editoriale italiana, nonostante le ricorrenti crisi della lettura.
Radio, Cinema e TV: la staffetta dei media
Il report analizza anche l’evoluzione della partecipazione culturale fuori casa:
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Il Cinema: Nel secondo dopoguerra ha rappresentato il passatempo nazionale per eccellenza. Il picco massimo si registrò nel 1955, con oltre 800 milioni di biglietti venduti. Oggi, pur con la ripresa post-pandemia, i numeri sono drasticamente ridotti a causa della concorrenza delle piattaforme streaming.
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La Televisione: Se nel 1954 (anno di inizio delle trasmissioni Rai) era un bene di lusso per pochi, oggi è presente nel 97% delle abitazioni. Tuttavia, il 2025 segna lo storico sorpasso del web: per la prima volta, il tempo trascorso online ha superato quello passato davanti alla TV lineare tra gli under 40.
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I Musei: Una nota positiva arriva dal patrimonio artistico. I visitatori di musei e monumenti statali sono passati dai pochi milioni degli anni ’50 ai record dell’ultimo biennio, con una forte spinta del turismo internazionale e delle “domeniche gratuite”.
Sport e benessere: l’ascesa della pratica attiva
Cambiamento radicale anche nel modo di intendere lo sport. Un secolo fa l’attività fisica era legata quasi esclusivamente al lavoro manuale o alla preparazione militare. Oggi, il 35% degli italiani pratica almeno uno sport nel tempo libero, con una crescita costante del fitness, del padel e delle attività outdoor, sebbene resti un preoccupante 38% di sedentari.
Divari mai colmati: il “gap” della lettura
Nonostante l’abbondanza di offerta, l’Istat segnala che la quota di “lettori forti” (coloro che leggono almeno 12 libri l’anno) resta stabile intorno al 14-15% della popolazione da oltre un decennio. Persiste inoltre il divario geografico: il Nord continua a leggere quasi il doppio rispetto al Sud e alle Isole, un dato che riflette differenze infrastrutturali (biblioteche e librerie) ancora profonde.
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