Editoriale. Corigliano-Rossano: Un risveglio necessario per la terza Città della Calabria

C’è fermento a Corigliano-Rossano, una città che sembra finalmente voler scrollarsi di dosso l’immobilismo e iniziare a immaginare un futuro diverso. Alcuni minimi segnali, benché ancora timidi, lasciano intravedere una volontà di cambiamento: la recente riqualificazione di piazza Nassirya nel cuore di Lido Sant’Angelo a Rossano e l’apertura di nuovi locali nel centro urbano rappresentano simboli di una rinascita che speriamo possa continuare. È questa la Rossano che piace, una Rossano che reagisce. A Rossano qualcosa si muove, Corigliano sul fronte della movida soprattutto estiva è più avanti ma si può e si deve fare di più. Le due aree urbane, unite nella stessa città ma ancora spesso divise nella percezione e nella gestione, condividono la necessità di un’identità che possa attrarre residenti, turisti e investitori. Un primo, fondamentale passo potrebbe essere la realizzazione di un piano colore che dia un’impronta estetica e armonica ai centri storici, al borgo di Schiavonea e alle zone degradate dello scalo. Abbracciare la “cultura del bello” non significa solo migliorare l’estetica urbana: è un messaggio di cura e di attenzione che coinvolge l’intera comunità, stimolando un senso di appartenenza e di rispetto verso il luogo in cui si vive.

Perché ciò avvenga, però, serve una visione politica chiara e decisa. Non si può pensare che siano solo i singoli cittadini o gli imprenditori a dover spingere per la rinascita: è necessaria una guida forte, un piano di investimenti e una strategia che metta in rete le potenzialità del territorio. La terza città della Calabria, infatti, si trova di fronte a una sfida complessa: lo Stato sembra essersi dimenticato da tempo di Corigliano-Rossano. Catanzaro e Cosenza, con popolazioni simili o addirittura inferiori, vantano un numero di dipendenti pubblici che arriva rispettivamente a 27mila e 18mila unità. A Corigliano-Rossano, città di circa 75mila abitanti, si scende vertiginosamente a 4mila dipendenti. Un dato che rappresenta l’esempio tangibile di un’assenza strutturale dello Stato.

Infrastrutture inadeguate, servizi sanitari al collasso e un sistema giudiziario che fatica a rispondere alle necessità del territorio aggravano ulteriormente la situazione, rendendo ancora più evidente la necessità di un intervento esterno o, in assenza di questo, di una risposta coesa e determinata da parte della classe politica e della società civile locali. I talenti e le professionalità ci sono, così come gli imprenditori con competenze ed entusiasmo per investire nella città, ma serve una rete di supporto e una visione condivisa.

Un appello, quindi, alla classe politica e ai media locali: di fronte a queste grandi sfide, è fondamentale restare uniti, evitando divisioni che indebolirebbero un percorso già di per sé complicato. Corigliano-Rossano merita di camminare sulle proprie gambe, ma con il sostegno necessario per diventare una città in grado di trattenere i propri giovani, attrarre investitori e creare un’economia circolare che ridia speranza ai suoi cittadini.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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