VIDEO | Sibaritide agricola tra crisi e speranza: «Qualità alta ma servono regole, lavoro e infrastrutture»

La Piana di Sibari, cuore agricolo della Calabria, vive una stagione in chiaroscuro. Da una parte la qualità dei prodotti, riconosciuta in Italia e all’estero, dall’altra le difficoltà legate al clima, alla concorrenza e a infrastrutture che mancano o non bastano. A tracciare un bilancio sono Domiziano De Rosis Morgia, presidente del consiglio di amministrazione della Cooperativa Morgia, e Francesco Graziani, amministratore di direzione commerciale della stessa realtà, nonché consigliere del CDA del Corsorzio IGP clementine di Calabria. Due voci interne al settore, che raccontano cosa significhi oggi fare agricoltura nella Sibaritide. «Quest’anno – spiega De Rosis Morgia – si stima una produzione inferiore di circa un 10-15% dovuta agli eventi meteoclimatici, alla siccità e all’eccesso di caldo. Fortunatamente non è un calo generale, ma localizzato in alcuni punti della Piana di Sibari». La cooperativa conta oltre 65 soci produttori, con due stabilimenti attivi tra drupacee e agrumi. «Noi impieghiamo stabilmente circa 15 persone – aggiunge – ma durante la lavorazione arriviamo a 60-70 unità, e in campagna, nei periodi di raccolta, superiamo le 130-140». Un indotto significativo, che conferma il peso del comparto agricolo per il tessuto economico e sociale del territorio. La qualità è un vanto, ma diventa anche un costo. «Il mercato – sottolinea De Rosis Morgia – è condizionato dai paesi esteri che riescono a produrre con costi inferiori. L’Europa non è unita: alcuni paesi hanno disciplinari meno rigidi, mentre in Italia sono più stringenti. Questo genera squilibri». La conseguenza è che spesso il consumatore sceglie guardando il prezzo e non la qualità. «Noi facciamo un prodotto di altissima qualità – afferma – ma la qualità richiede costi maggiori. E quando si arriva al supermercato, molti guardano più al portafoglio che alla genuinità».

Il nodo della manodopera

Un altro fronte aperto è quello del lavoro. Graziani non usa giri di parole: «Soffriamo tantissimo per la manodopera. Servirebbe più personale e soprattutto stabilità. Noi formiamo i dipendenti, garantiamo corsi di sicurezza, visite mediche, dotazioni. Poi capita che dopo uno o due giorni non si presentino più. Questo è un problema serio». E non è solo l’agricoltura ad affrontarlo. «Secondo me – aggiunge – non è solo il nostro comparto, ma tutti i settori soffrono della stessa difficoltà. Bisogna regolamentare meglio i flussi e dare regole chiare affinché chi entra a lavorare possa farlo in modo stabile e regolare». Il legame tra soci e cooperativa resta centrale. «Dobbiamo difendere il prodotto dei nostri soci – ribadisce Graziani – perché siamo una cooperativa. Capisco chi non si organizza in strutture e vende per conto proprio: è una scelta legittima. Ma l’importante è che il prodotto del territorio sia valorizzato e difeso». Le carenze strutturali pesano sulla competitività. «La Sibaritide ha bisogno di collegamenti più efficienti – evidenzia De Rosis Morgia – servirebbe un aeroporto e treni veloci. Una Freccia Rossa non basta». Graziani rilancia: «Oggi tutto il trasporto è su gomma, con limiti e costi dovuti alle normative. Avere collegamenti via mare, come in Sicilia, ci aiuterebbe. E bisognerebbe riprendere il progetto della piattaforma del freddo al porto: sarebbe strategica per conservazione e distribuzione». Anche la ricerca deve fare la sua parte. «Servirebbero studi sulle varietà, sulla conservazione, sul miglioramento dei prodotti. Qui le università e le istituzioni potrebbero dare un contributo decisivo. Sarebbe un bel passo verso un nuovo progresso». Tra cali di produzione, concorrenza estera e carenze strutturali, l’agricoltura della Sibaritide continua a reggere grazie alla qualità dei suoi prodotti e alla dedizione di chi la porta avanti. Ma per rimanere competitiva serve un cambio di passo: regole più eque, infrastrutture moderne, investimenti in ricerca. Come sintetizza Graziani: «A noi piace avere personale motivato e lavorare con continuità. In questo momento siamo sofferenti e sotto scacco. Ma se riuscissimo a stabilizzare il lavoro e migliorare i collegamenti, il nostro settore avrebbe grandi possibilità». E De Rosis Morgia aggiunge: «La nostra forza è la qualità. È quella la carta vincente, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di esprimerla al meglio».

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