Nel silenzio dei reparti, tra le corsie dell’Ospedale “Giannettasio” di Rossano, nasce una testimonianza che parla di rispetto, riconoscenza e umanità. Una cittadina, con parole semplici e sentite, ha scelto di raccontare il lavoro quotidiano dei medici cubani e italiani che operano nella struttura, descrivendoli come presenza costante e vicina a chi soffre.
La lettera, indirizzata ai professionisti arrivati da Cuba, ricorda il loro sacrificio: hanno lasciato case, affetti e figli per prestare servizio in un territorio distante dal loro. Nel racconto emergono gesti, sguardi e attenzioni che restituiscono dignità al rapporto tra medico e paziente. «Sono medici speciali, unici» scrive l’autrice, sottolineando come ciascuno di loro si prenda cura delle persone con una delicatezza rara, quasi familiare.
Accanto a loro, la cittadina ringrazia i medici italiani, impegnati ogni giorno in un contesto complesso. Cita in particolare «il dottor Morrone, un uomo dal cuore grande», e il team della chirurgia. Riconosce inoltre l’impegno della dottoressa Santoro, oncologa, descritta come esempio di sensibilità. Nel Pronto Soccorso il racconto si allarga ai volti della dottoressa Sicilia, della dottoressa De Vincenti e di Sapia, infermiere capace di portare un sorriso anche nei momenti più tesi.
L’autrice ricorda che spesso si discute dei problemi della sanità, ma più raramente si racconta ciò che funziona. Il sovraccarico del Pronto Soccorso non viene imputato al personale, ma alla riduzione delle risorse. Nonostante questo scenario, medici, infermieri, operatori e caposala continuano a garantire assistenza, sostenendo ogni giorno chi arriva in condizioni di fragilità.
La lettera dedica spazio anche alla mensa ospedaliera. La nuova cuoca, Jessica, viene descritta come attenta e scrupolosa. Il cibo, pur rimanendo adeguato alle necessità dei ricoverati, risulta più gradito. Un miglioramento percepito dai pazienti e frutto di un lavoro di squadra spesso ignorato.
Il ringraziamento più intimo, però, riguarda due medici cubani: «Il dottor Navarro e il dottor Parra». Figure che, secondo la cittadina, hanno portato sostegno nei momenti più difficili. Un’esperienza personale che diventa riconoscenza pubblica.
Queste parole, nate dall’esperienza diretta di chi ha vissuto la malattia, restituiscono una fotografia autentica del personale sanitario che opera nel “Giannettasio”. Una rete di professionisti che, pur tra limiti strutturali, continua a garantire cura e presenza.
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