Editoriale | Ospedale di Corigliano non chiude: il danno vero è l’allarme senza prove

Notizie distorte dividono la città unica mentre la sanità richiede collaborazione e chiarezza sulle scelte organizzative – C’è un punto che va chiarito, senza giri di parole: dire che l’ospedale di Corigliano chiude non è informazione, è un messaggio fuorviante. E in una fase delicata per Corigliano Rossano, questo tipo di narrazione pesa più di quanto si voglia ammettere.

Siamo dentro una stagione che richiede maturità. La fusione non è più un tema da discutere, è una realtà da costruire giorno dopo giorno. Tornare indietro non è possibile e continuare a soffiare sul fuoco della divisione significa solo perdere tempo, risorse e occasioni. Significa anche rinunciare a finanziamenti e prospettive che una città unita può ancora intercettare.

Eppure, c’è chi insiste. Senza dati, senza atti ufficiali, senza responsabilità. Si continua a ripetere che Corigliano perderà il suo presidio sanitario, quando invece gli stessi documenti parlano di una riorganizzazione diversa: reparti che si spostano, servizi che si ridistribuiscono, funzioni che si integrano. Non una chiusura, ma una riorganizzazione.

Lo ha scritto l’Asp, lo hanno spiegato più volte gli addetti ai lavori. A Corigliano sono destinati i cosiddetti reparti «freddi», mentre a Rossano resta l’area chirurgica per ragioni precise: accessibilità, presenza dell’elisoccorso, strutture già attive come rianimazione e terapia intensiva. La scelta della sede segue criteri logistici e organizzativi, non logiche territoriali.

Allora la domanda è inevitabile: a cosa serve alimentare allarme? A chi giova raccontare una realtà che non esiste? Non certo ai cittadini, che hanno bisogno di certezze. Non certo alla città, che ha bisogno di coesione. Questo tipo di comunicazione produce solo tensione, sospetto, distanza tra comunità che dovrebbero invece rafforzare il proprio legame.

Il diritto di critica è sacrosanto. Ma deve poggiare su fatti, non su suggestioni. Deve aiutare a capire, non a confondere. Oggi più che mai serve un cambio di passo: meno slogan, più responsabilità.

Corigliano Rossano ha davanti una strada impegnativa. Non si tratta di difendere una bandiera, ma di costruire un sistema che funzioni davvero. Per farlo servono scelte chiare, ma anche un clima che le accompagni. Continuare a gridare alla chiusura di un ospedale che non chiude è un errore che la città non può permettersi.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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