CATANZARO – La fine di un’era, ma non la fine dell’emergenza. L’uscita della Calabria dal commissariamento sanitario dopo sedici anni viene accolta con estrema cautela da Elisa Scutellà, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio Regionale. Per l’esponente pentastellata, il passaggio formale non coincide affatto con la risoluzione dei problemi strutturali che affliggono i cittadini.
«Nessun alibi: la responsabilità è della politica regionale»
L’onorevole Scutellà è netta nel definire il nuovo scenario: «Il piano di rientro resta attivo e i vincoli sui conti non spariscono. La fine del commissariamento significa solo che da oggi la responsabilità è interamente della politica regionale. Non ci sono più scuse dietro cui nascondersi».
Nonostante l’annuncio trionfale della Giunta, la realtà quotidiana dei calabresi racconta una storia diversa:
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Liste d’attesa: Tempi interminabili per esami diagnostici e interventi.
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Carenza di organico: Mancanza cronica di medici e infermieri nei reparti chiave.
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Emigrazione Sanitaria: Migliaia di cittadini costretti ancora oggi a “viaggi della speranza” verso gli ospedali del Nord per ricevere cure adeguate.
L’incognita Autonomia Differenziata
Il punto più critico sollevato dalla Scutellà riguarda il sostegno del Presidente Roberto Occhiuto all’Autonomia Differenziata in ambito sanitario. Una scelta definita incomprensibile nel momento in cui la regione sta ancora tentando di uscire dalle macerie di un sistema fragile.
«Parlare di autonomia sanitaria mentre perdiamo pazienti verso altre regioni rischia di cristallizzare, se non ampliare, il divario tra Nord e Sud», incalza la Capogruppo M5S. «Il diritto alla salute non può e non deve diventare un diritto geografico. Prima di chiedere maggiore autonomia, lo Stato deve garantire i LEP (Livelli Essenziali di Prestazione) e assicurare che l’assistenza sia davvero uguale in tutto il Paese».
«Basta propaganda, servono scelte coraggiose»
La fine del commissariamento, secondo il Movimento 5 Stelle, rischia di essere un’operazione di facciata se non accompagnata da investimenti reali e da una visione strategica che metta al centro i servizi territoriali. «La Calabria ha bisogno di fatti, non di narrazioni. Serve massima attenzione: l’autonomia non può essere il prezzo da pagare per una libertà contabile che ancora non garantisce salute ai calabresi», conclude Scutellà.
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