Sanità, l’urlo degli infermieri calabresi: «Non siamo numeri, la professione è a rischio collasso»

COSENZA – In occasione della Giornata internazionale dell’infermiere, la celebrazione lascia il posto alla denuncia. L’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) della provincia di Cosenza, guidato dal presidente Fausto Sposato, accende i riflettori su una crisi strutturale che sta svuotando le corsie degli ospedali calabresi e minando le basi della sanità territoriale.

L’allarme: tra i 60 e i 100 mila infermieri in meno

I numeri fotografano una realtà drammatica a livello nazionale, che in Calabria assume contorni emergenziali. Secondo l’Ordine, mancano all’appello tra i 60.000 e i 100.000 professionisti. Le cause sono molteplici e stratificate:

  • Turnover bloccato: organici ridotti all’osso e personale stremato.

  • Contratti inadeguati: stipendi non commisurati alle altissime responsabilità e alla complessità del percorso universitario.

  • Mancata attrattività: i giovani abbandonano la professione o scelgono di esercitarla all’estero, dove le condizioni economiche e di carriera sono decisamente superiori.

Una professione ferma al DM 77 e al PNRR

Il presidente Sposato sottolinea il paradosso di un sistema che, da un lato, affida agli infermieri un ruolo centrale nei nuovi modelli di assistenza (previsti dal Pnrr e dal Decreto Ministeriale 77 per il rafforzamento del territorio), ma dall’altro continua a trattarli come “pedine” intercambiabili.

«Gli infermieri oggi sono figure altamente specializzate, eppure vengono ancora considerati semplici numeri da spostare da un reparto all’altro a seconda delle emergenze del momento», afferma con fermezza Sposato.

La mobilitazione a Roma

Una delegazione cosentina prenderà parte alle iniziative nazionali nella Capitale, insieme agli altri Ordini provinciali e alle società scientifiche. L’obiettivo è presentare un fronte unito contro l’impoverimento economico dei lavoratori del comparto pubblico e chiedere standard organizzativi minimi che in Calabria, purtroppo, restano ancora un miraggio.

Senza un intervento immediato sulla valorizzazione della professione, il rischio è che il pilastro fondamentale della sanità pubblica — la cura costante del paziente — possa cedere definitivamente, lasciando i cittadini privi di un’assistenza dignitosa.

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