Corigliano Rossano, Sant’Onofrio richiama fedeli e camminatori: rito antico tra fede, storia e natura

Fedeli, camminatori, famiglie e appassionati delle tradizioni popolari si sono ritrovati questa mattina nella valle del Colagnati, nell’area della cosiddetta “Montagna Santa” di Rossano, per i festeggiamenti in onore di Sant’Onofrio, una delle ricorrenze religiose più antiche e identitarie del territorio. La giornata si è svolta tra celebrazioni religiose, processione, momenti di aggregazione e antichi riti tramandati nel tempo. Un appuntamento che continua a richiamare centinaia di persone immerse in uno scenario naturalistico fatto di torrenti, vegetazione mediterranea e sentieri storici legati alla transumanza.

Tra i protagonisti della manifestazione anche il Club Trekking Corigliano Rossano – Gruppo Cai Castrovillari, che ogni anno raggiunge il santuario attraversando i percorsi naturalistici della zona. A raccontare il significato più profondo della festa è stato il presidente Lorenzo Cara, che ha ripercorso le origini della devozione popolare verso Sant’Onofrio e il legame secolare con i pastori del territorio. «Questo è un evento che rappresenta principalmente l’unione dei pastori e il legame che hanno avuto da secoli con questo santo e con questa valle», ha spiegato Cara, ricordando come il santuario sorga in un luogo frequentato sin dall’antichità dai monaci basiliani.

Secondo il racconto popolare tramandato nel territorio, tutto nascerebbe dall’incontro tra alcuni cacciatori provenienti da Rossano e Longobucco e una cerbiatta ferita che li avrebbe condotti fino alla grotta del santo. «Quando arrivarono videro la cerbiatta guarita e notarono questa figura vestita di pelle di capra, circondata dagli animali. Capirono che si trattava di una figura soprannaturale», ha raccontato.

Da quel momento la figura di Sant’Onofrio è diventata centrale nella devozione popolare rossanese. «È un santo al quale la gente si rivolge per chiedere grazie e protezione. Le donne che non possono avere figli, gli studenti durante gli esami o chi ha smarrito qualcosa si affidano ancora oggi a Sant’Onofrio», ha aggiunto Cara.

Nel corso dell’intervista il presidente del Club Trekking ha ricordato anche una delle pagine più drammatiche legate al monastero. Secondo la tradizione storica, i monaci presenti nell’area sarebbero stati uccisi durante un’incursione musulmana. «Nel 1992, durante lavori di restauro, vennero trovati scheletri senza testa, sepolti uno accanto all’altro. Un ritrovamento che confermerebbe il racconto tramandato nel tempo», ha spiegato.

La festa mantiene inoltre un forte legame con il mondo contadino e pastorale. Per secoli la valle è stata attraversata dalle vie della transumanza e proprio i pastori lasciavano offerte e beni destinati al mantenimento della chiesa. «Questa era una grande via della transumanza. I pastori si fermavano qui e lasciavano offerte che ancora oggi vengono messe all’incanto durante la festa», ha ricordato Cara.

L’evento, che si ripete da oltre duecento anni, continua a essere organizzato grazie all’impegno di cittadini e volontari che custodiscono la tradizione. «Dobbiamo dire grazie a chi continua a mantenere viva questa festa. È una manifestazione che non deve andare persa», ha sottolineato.

Nonostante le difficoltà logistiche per raggiungere il santuario, la partecipazione anche quest’anno è stata numerosa. «È un posto meraviglioso immerso nella natura, a poche ore dal nostro paese. I rossanesi dovrebbero sentirsi ancora più legati a Sant’Onofrio», ha concluso Cara. La ricorrenza continua così a rappresentare uno dei simboli più autentici della memoria religiosa e popolare dell’area rossanese, capace di unire fede, storia e identità territoriale.

 

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