In merito alla storica sentenza con cui la settima Sezione del Consiglio di Stato ha annullato la delibera del CSM di nomina del Procuratore della Repubblica di Crotone, interviene con una nota ufficiale il difensore del dott. Antonio Bruno Tridico, l’Avv. Luigi Fraia, che ha curato e sostenuto il ricorso vittorioso dinanzi ai giudici di Palazzo Spada.
La decisione del Consiglio di Stato, senza nulla togliere alle competenze del controinteressato, che ha ribaltato la precedente pronuncia del Tar del Lazio, rappresenta un punto di svolta fondamentale nell’interpretazione delle regole che governano l’accesso agli incarichi direttivi nella magistratura ordinaria.
La Suprema Magistratura Amministrativa ha pienamente recepito le nostre censure — dichiara l’Avv. Luigi Fraia — “ ristabilendo il rispetto delle norme violate e il corretto equilibrio nell’applicazione del Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria.
È stato chiarito, in modo inequivocabile, come il CSM avesse illegittimamente iper-valutato le pur importanti esperienze del resistente, finendo per polarizzare il giudizio comparativo e svuotare di significato l’articolato, solido e prevalente bagaglio professionale del dott.Antonio Bruno Tridico in settori chiave per una Procura ordinaria.
La sentenza del Consiglio di Stato fissa un principio di diritto di portata generale: l’attitudine direttiva non può essere schiacciata su una sola specializzazione, seppur importante, penalizzando i profili che garantiscono una competenza globale.
Il provvedimento del Consiglio di Stato — continua l’Avv. Fraia — impone adesso al Consiglio Superiore della Magistratura una nuova, approfondita e complessiva valutazione comparativa, che non potrà più prescindere dal reale e oggettivo valore dei titoli e delle esperienze maturate dal dott. Tridico nel corso della sua specchiata carriera.
Questa sentenza viene definita “storica” perché scardina una prassi consolidata del CSM e fissa un precedente fondamentale in materia di diritto amministrativo e ordinamento giudiziario, che farà giurisprudenza per il futuro.
Ci sono tre motivi principali che rendono questo pronunciamento del Consiglio di Stato un punto di svolta:
1. Il “Ridimensionamento” del Criterio Antimafia nelle Procure Ordinarie
Per anni, nelle nomine dei Procuratori, l’aver lavorato nella Direzione Distrettuale Antimafia nelle nomine delle Procure ordinarie era considerato dirimente: il Consiglio di Stato ha – invece – stabilito che la specializzazione antimafia non può essere un passepartout. Se l’ufficio da coprire è una Procura ordinaria, l’esperienza in DDA ha una mera rilevanza e non può schiacciare gli altri indicatori, fondamentali per la normativa applicabile al caso di specie.
2. La Tutela delle Competenze Organizzative Globali
Il Consiglio di Stato ha rimesso al centro il Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria, valorizzando il profilo del dott. Tridico. È un forte richiamo al CSM affinché valuti i magistrati nella loro interezza di carriera nel corso degli anni di servizio.
3. Lo Stop alla “Discrezionalità Assoluta” del CSM
Spesso le delibere del CSM sugli incarichi direttivi sono state considerate quasi insindacabili, protette da un’ampia discrezionalità politica e valutativa. Questa sentenza dimostra invece che il sindacato del giudice amministrativo sul CSM è reale e penetrante se ci sono gli estremi come nel caso di specie.
È una sentenza storica perché ridefinisce le regole del gioco per le future nomine dei magistrati in Italia. Da oggi in poi – conclude l’Avv. Luigi Fraia – il CSM non potrà più usare la predominanza del profilo antimafia per scavalcare candidati con maggiori titoli organizzativi e ordinari. È un principio, che senza presunzione, di diritto che resterà nei manuali.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |






