Stop alla riforma che avrebbe modificato il ruolo dei medici di famiglia all’interno delle Case di comunità. Dopo settimane di confronto e polemiche, il Governo ha deciso di ritirare la proposta che prevedeva il coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale nelle nuove strutture territoriali del Servizio sanitario nazionale.
La decisione arriva dopo le forti resistenze emerse sia tra i professionisti del settore sia all’interno della stessa maggioranza. Il progetto puntava a rafforzare la medicina di prossimità attraverso una presenza più stabile dei medici di famiglia nelle Case di comunità, uno dei pilastri della riorganizzazione sanitaria prevista dal Pnrr.
Il provvedimento, però, non è mai arrivato alla fase conclusiva. Le critiche avanzate dai sindacati dei medici e le divergenze politiche hanno spinto il Ministero della Salute a fare un passo indietro e a valutare nuove soluzioni.
L’obiettivo dichiarato resta quello di rendere più efficiente l’assistenza territoriale, alleggerendo la pressione sugli ospedali e garantendo servizi più vicini ai cittadini. Tuttavia, il percorso individuato inizialmente non ha trovato il consenso necessario per andare avanti.
La retromarcia ha soddisfatto le organizzazioni che rappresentano i medici di famiglia, da tempo contrarie a un modello considerato poco condiviso e costruito senza un adeguato confronto con la categoria. I sindacati chiedono ora un tavolo permanente che coinvolga tutti gli attori interessati prima di qualsiasi nuova proposta.
Sul fronte politico non mancano le tensioni. Le opposizioni accusano il Governo di aver gestito la vicenda con improvvisazione e denunciano l’assenza di un vero dibattito parlamentare. Dalla maggioranza, invece, si sottolinea la volontà di proseguire il percorso di riforma, correggendo gli aspetti che hanno generato le maggiori criticità.
Nel frattempo resta aperta la questione del futuro delle Case di comunità, strutture considerate fondamentali per il rafforzamento della sanità territoriale. Il nodo principale riguarda proprio il coinvolgimento dei medici di famiglia e il modello organizzativo da adottare per garantire servizi efficienti e continuità assistenziale.
La riforma, dunque, non è stata cancellata ma dovrà essere completamente ripensata. Nei prossimi mesi il confronto tra Governo, Regioni e professionisti della sanità sarà decisivo per definire una nuova strategia condivisa.
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