Sette anni di reclusione per Celestino Abbruzzese, noto negli ambienti criminali come “Asso di Bastoni”. È la decisione del Tribunale di Castrovillari che ha chiuso il processo con rito ordinario nato dall’inchiesta Athena, accogliendo la richiesta formulata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Il collegio presieduto da Carmen Bruno ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato per estorsione, contestando anche l’aggravante mafiosa e la continuazione tra i diversi episodi finiti sotto la lente degli investigatori.
La posizione di Abbruzzese era stata separata dal procedimento principale a causa della scadenza dei termini di custodia cautelare. In aula il pubblico ministero Alessandro Riello aveva chiesto una condanna a sette anni, richiesta integralmente accolta dai giudici.
Celestino Abbruzzese è il padre di Francesco Abbruzzese, detto “Dentuzzo”, ritenuto dagli inquirenti il vertice del clan degli “zingari” di Cassano all’Ionio, e il nonno di Luigi Abbruzzese, indicato come presunto reggente della cosca cassanese.
Al centro del processo alcuni episodi estorsivi ricostruiti nell’ambito dell’operazione Athena, condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza. Secondo l’accusa, le richieste di materiale edile senza pagamento avrebbero alimentato un clima di pressione e intimidazione nei confronti di un dipendente di un’impresa della Sibaritide, provocandogli un persistente stato d’ansia.
Le indagini hanno documentato una situazione che, stando alla ricostruzione accusatoria, avrebbe inciso profondamente sulla vita della persona offesa, fino a spingerla a lasciare il lavoro anticipatamente. Tra gli elementi richiamati nel dibattimento anche il cosiddetto episodio delle “gocce”, riferimento ai farmaci assunti dall’uomo per affrontare il disagio psicologico maturato nel tempo.
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