ROMA – Il clima politico si fa rovente a Montecitorio sul tema dell’autonomia differenziata. Durante il Question Time alla Camera, la Vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino, ha lanciato un attacco frontale al Ministro per gli Affari Regionali, definendo l’esecutivo come il «killer» del diritto universale alle cure.
Il “No” del Ministro: «Non ritiro nulla»
Lo scontro è scaturito dalla richiesta formale avanzata dalle deputate M5S Baldino e Ricciardi, che hanno sollecitato il Governo a fermarsi e a ritirare le pre-intese siglate in materia di autonomia. La risposta del Ministro è stata però netta: «Non intendo ritirare alcunché». Una chiusura che ha innescato la durissima replica della parlamentare calabrese.
Diritti a geografia variabile
Secondo Vittoria Baldino, la scelta di procedere con il disegno autonomista rappresenta un tradimento dei principi costituzionali sanciti da figure come Tina Anselmi. La deputata ha elencato le conseguenze pratiche che, a suo dire, questa riforma cristallizzerebbe:
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Sanità a ostacoli: L’accettazione del fatto che un paziente oncologico in provincia di Cosenza debba attendere nove mesi per una PET.
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Carenza di medici: La normalizzazione di una mancanza cronica di personale sanitario in alcune regioni rispetto ad altre.
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Aspettativa di vita: La drammatica disparità per cui un bambino nato in Campania rischia di avere un’aspettativa di vita inferiore di quattro anni rispetto a un coetaneo nato in un’altra regione.
«Avete deciso che la garanzia dei diritti non è universale ma dipende da dove si nasce – ha accusato Baldino – anteponendo un disegno secessionista agli interessi della nazione».
La lezione della Consulta e dei cittadini
La Vicepresidente del M5S ha inoltre richiamato il Governo al rispetto della recente sentenza della Corte Costituzionale sull’Autonomia Differenziata e alla volontà popolare espressa da 1 milione e 300 mila cittadini che hanno firmato contro il progetto. «Evidentemente non avete capito la lezione – ha concluso Baldino – i cittadini vi hanno detto che la nostra Carta fondamentale non la dovete proprio toccare».
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