di Antonio CARUSO
BRUXELLES / ROMA – Il quadro della vulnerabilità sociale nell’Unione Europea continua a mostrare segnali di persistente criticità. Secondo gli ultimi dati Eurostat relativi al 2026, il 20,9% della popolazione — circa 92 milioni di persone — vive oggi a rischio di povertà o esclusione sociale. Un dato che fotografa un continente ancora lontano dal risolvere le proprie fratture interne, con l’Italia che si conferma come uno dei casi più complessi del blocco europeo.
I tre pilastri del rischio: oltre il semplice reddito
Per monitorare questa condizione, l’Europa utilizza l’indicatore AROPE (At Risk of Poverty or Social Exclusion), un parametro multidimensionale che non guarda solo al portafoglio, ma alla qualità della vita nel suo complesso. Si finisce nel perimetro del rischio se si rientra in almeno una di queste tre categorie:
-
Povertà relativa: vivere con un reddito inferiore al 60% della mediana nazionale.
-
Grave deprivazione materiale e sociale: l’impossibilità di garantire beni o servizi essenziali, come il riscaldamento domestico o la gestione di imprevisti economici.
-
Bassa intensità lavorativa: nuclei familiari dove gli adulti hanno lavorato meno del 20% del loro potenziale annuo.
Il “Caso Italia”: un divario territoriale che non si ricuce
Mentre la media UE si attesta al 20,9%, l’Italia registra un dato nazionale più allarmante: il 24,4%. Tuttavia, il numero aggregato nasconde una spaccatura geografica profondissima.
| Area Geografica | Rischio di Povertà (AROPE) |
| Media Unione Europea | 20,9% |
| Italia (Nazionale) | 24,4% |
| Sud Italia e Isole | > 40% |
| Nord Italia | 13-15% |

Identikit della vulnerabilità: donne, minori e istruzione
Il rischio non colpisce tutti allo stesso modo. A livello europeo emergono categorie demografiche strutturalmente più esposte:
-
Questione di genere: le donne presentano un tasso di rischio del 21,8%, contro il 20,0% degli uomini.
-
Allarme minori: circa un bambino su quattro nell’UE vive in condizioni di precarietà sociale.
-
Il valore dello studio: l’istruzione si conferma il principale scudo contro l’indigenza. Il rischio scende al 9,2% per i laureati, mentre schizza al 33,8% per chi ha concluso solo il ciclo primario o secondario inferiore.
-
I “Lavoratori Poveri”: l’occupazione non è più garanzia assoluta di benessere; l’8,5% degli occupati europei rientra nella categoria dei “working poor”.
Una sfida per il futuro
I dati del 2026 confermano che la lotta alla povertà richiede interventi che vadano oltre il mero sussidio, puntando su istruzione, politiche attive del lavoro e un riequilibrio territoriale che per l’Italia — ferma al dato drammatico del Sud — appare ormai come una necessità non più derogabile.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |






