CARIATI – La data di effettiva operatività del Pronto Soccorso di Cariati subisce un ulteriore slittamento di quindici giorni, una decisione presa dall’ASP di Cosenza che alimenta il malcontento in un territorio già pesantemente penalizzato. La denuncia arriva dal sindacato Nursind Cosenza e dal movimento Lampare BJC, che definiscono questa sequenza di rinvii come un danno grave, specialmente in vista della stagione estiva, periodo in cui la popolazione locale aumenta drasticamente.
Una struttura tra norme e carenze organiche
Sebbene il percorso per la riorganizzazione dell’ospedale come Presidio di Zona Disagiata e Ospedale di Comunità sia sancito dai Decreti del Commissario ad acta (DCA) n. 197/2023 e n. 69/2024, il sindacato solleva dubbi sull’idoneità del presidio. Le criticità evidenziate riguardano principalmente la mancanza di figure specialistiche indispensabili per la sicurezza dei pazienti: Assenze specialistiche: Manca la copertura di figure chiave come anestesisti, chirurghi, ginecologi e ortopedici. Personale infermieristico e OSS: L’organico attuale è considerato insufficiente per garantire la copertura dei turni; per il solo reparto di Medicina, sarebbero necessari 20 infermieri e 12 OSS per una piena funzionalità.
Critiche alla Direzione Generale
Il Nursind e le Lampare BJC puntano il dito contro la comunicazione della Direzione Generale dell’ASP, guidata dal Dott. De Salazar. Secondo le sigle sindacali, la Direzione si concentrerebbe esclusivamente sul reclutamento di infermieri e OSS, trascurando il nodo critico della mancanza di anestesisti, figura essenziale per la sopravvivenza stessa di un presidio di emergenza. Inoltre, viene contestata la programmazione di nuove strutture territoriali, come la Casa della Comunità e l’Ospedale di Comunità, che risulterebbero prive di una pianificazione trasparente su personale e risorse. “Non è una nuova apertura, ma il rispetto della legge”
Nella nota sindacale viene ribadito un principio fondamentale: l’ospedale di Cariati, per legge, è una struttura già aperta. Non si tratta, dunque, di inaugurare una nuova opera, ma di rendere quella esistente pienamente funzionale e conforme alla sua classificazione giuridica. Il sindacato conclude lanciando un monito: un Pronto Soccorso privo di chirurgia e anestesia rischia di essere un servizio puramente nominale, incapace di rispondere alle reali esigenze di salute pubblica, chiedendo finalmente il passaggio dagli annunci ciclici ai fatti concreti.
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