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	<title>Editoriali - Informazione e Comunicazione</title>
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		<title>Editoriale &#124; Femminicidi, punire non basta: la prevenzione deve iniziare prima della violenza</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-femminicidi-punire-non-basta-la-prevenzione-deve-iniziare-prima-della-violenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 07:52:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[corigliano rossano]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[matteo lauria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/08/editoriale-matteo-150x150.jpeg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; Ogni femminicidio viene seguito da domande, condanne e proposte per aumentare le pene. È una reazione necessaria, ma arriva quando una donna è già stata uccisa. Se l’attenzione resta concentrata soltanto sul delitto e sul suo autore, continueremo ad affrontare l’effetto senza intervenire sulle cause. La repressione è indispensabile: chi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/08/editoriale-matteo-150x150.jpeg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p><strong>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; </strong><em>Ogni femminicidio viene seguito da domande, condanne e proposte per aumentare le pene. È una reazione necessaria, ma arriva quando una donna è già stata uccisa. Se l’attenzione resta concentrata soltanto sul delitto e sul suo autore, continueremo ad affrontare l’effetto senza intervenire sulle cause.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La repressione è indispensabile: chi commette violenza deve essere fermato e giudicato. Tuttavia, l’inasprimento delle pene non può rappresentare l’unica risposta. La pena interviene dopo il reato e difficilmente costituisce un deterrente per chi agisce in uno stato di ossessione, perdita di controllo o volontà di dominio.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La prevenzione deve cominciare molto prima, quando nella relazione compaiono gelosia esasperata, controllo, isolamento, umiliazioni, ricatti, minacce e incapacità di accettare una separazione. Segnali spesso scambiati per manifestazioni d’amore o considerati questioni private, finché non si trasformano in aggressioni.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Entrare nelle dinamiche della coppia non significa invadere arbitrariamente la vita privata, né cercare responsabilità nella vittima. Significa riconoscere le situazioni di rischio, comprendere i meccanismi che alimentano la violenza e individuare uno spazio d’intervento prima che sia troppo tardi. Nessun litigio, comportamento o conflitto può giustificare un’aggressione: la responsabilità appartiene sempre a chi sceglie di esercitare violenza.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Occorre studiare anche i fattori psicologici presenti in alcuni autori: bisogno patologico di controllo, dipendenza affettiva, paura dell’abbandono, incapacità di gestire il rifiuto e concezione possessiva della relazione. Si parla spesso di narcisismo, ma il termine non deve diventare un’etichetta generica o una diagnosi formulata senza competenza. Non tutte le persone con tratti narcisistici sono violente. Alcune forme patologiche, unite alla volontà di dominio e all’incapacità di accettare la libertà dell’altra persona, possono però contribuire a creare relazioni pericolose.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Anche le circostanze che precedono l’esplosione della violenza devono essere analizzate. Non per trasformarle in attenuanti o indicare presunte provocazioni della vittima, ma per capire quando il rischio aumenta: una separazione annunciata, una denuncia, una nuova relazione, la perdita del controllo economico o il rifiuto di tornare insieme. Sono momenti nei quali la protezione deve diventare più rapida e concreta.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Forze dell’ordine, servizi sociali, strutture sanitarie, scuole e centri antiviolenza devono poter condividere procedure e indicatori di rischio. Una denuncia non può essere trattata come un episodio isolato: deve essere collegata a eventuali minacce, pedinamenti, violazioni dei divieti e precedenti aggressioni. Servono personale formato, valutazioni tempestive e strumenti di protezione realmente applicabili.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>È necessario lavorare anche con gli uomini che manifestano comportamenti aggressivi o persecutori. I percorsi psicologici specializzati non sostituiscono le sanzioni, ma possono impedire che controllo e ossessione degenerino. Chiedere aiuto prima di commettere violenza deve diventare possibile, accessibile e socialmente riconoscibile.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La sensibilizzazione deve attraversare tutte le età. Nelle scuole occorre educare al rispetto, al consenso e alla gestione del rifiuto. Tra gli adulti bisogna contrastare l’idea che il partner sia una proprietà. Per le persone anziane servono iniziative capaci di raggiungere contesti nei quali dipendenza economica, isolamento e modelli culturali radicati possono rendere la violenza meno visibile.</em></p>
<p><em>Continuare a discutere soltanto del carnefice e della pena da infliggergli significa arrivare sempre dopo. Contrastare davvero il femminicidio richiede la capacità di riconoscere ciò che accade prima: dentro le relazioni, nei comportamenti quotidiani e nei segnali che troppo spesso vengono sottovalutati. La giustizia è necessaria, ma la vera vittoria consiste nell’impedire che un’altra donna venga uccisa.</em></p>
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		<title>Editoriale &#124; La politica protesta per i reparti e tace sulla Provincia che può portare ospedale hub e Azienda sanitaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 11:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[magna grecia]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/07/matteo-lauria-1-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; Per un un singolo reparto si organizzano proteste e manifestazioni. Si presentano interrogazioni, si convocano assemblee e si lanciano appelli. Quando, invece, si tratta di rivendicare una nuova Provincia, un ospedale hub e un’autonoma organizzazione sanitaria territoriale, la stessa classe dirigente diventa improvvisamente silente. È questa l’anomalia politica che attraversa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/07/matteo-lauria-1-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p><strong>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria</strong> &#8211; <em>Per un un singolo reparto si organizzano proteste e manifestazioni. Si presentano interrogazioni, si convocano assemblee e si lanciano appelli. Quando, invece, si tratta di rivendicare una nuova Provincia, un ospedale hub e un’autonoma organizzazione sanitaria territoriale, la stessa classe dirigente diventa improvvisamente silente.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>È questa l’anomalia politica che attraversa la Sibaritide e il Crotonese. La classe dirigente e pezzi della società cosiddetta &#8220;civile&#8221; si concentrano sulle singole emergenze, ma tacciono davanti alla possibilità di modificare l’assetto istituzionale dal quale dipende anche il peso del territorio nella programmazione sanitaria, e non solo!</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La proposta della Provincia della Magna Grecia, con Corigliano-Rossano e Crotone nel ruolo di doppio capoluogo e un bacino di oltre 430mila abitanti, non rappresenta soltanto una rivendicazione amministrativa. Aprirebbe una prospettiva nuova anche per la sanità: una diversa pianificazione territoriale, il riconoscimento di un ospedale hub e la possibilità di costruire un assetto comprendente un’Azienda ospedaliera e un’Azienda sanitaria provinciale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Il nuovo ospedale della Sibaritide, ormai cantierizzato, potrebbe tradursi da spoke ad Hub, garantendo prestazioni e servizi specialistici non previsti nello spoke. </em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>È qui che la battaglia sulla Provincia incontra quella per l’ospedale hub. Ed è qui che il silenzio della politica diventa difficile da giustificare.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>L’istituzione della Provincia  creerebbe  il presupposto istituzionale per rivendicarli con maggiore forza e coerenza. Un territorio riconosciuto come Provincia, soprattutto se demograficamente corposa,  avrebbe un peso diverso nella definizione della rete ospedaliera e nell’organizzazione delle aziende sanitarie.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Perché allora tante energie vengono spese per difendere un singolo reparto e così poche per costruire l’assetto che potrebbe garantire servizi più forti e stabili?</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La risposta più scomoda è anche quella più politica. Una vertenza locale può essere condotta senza mettere realmente in discussione gli equilibri regionali. Si può protestare contro la carenza di medici, chiedere la riapertura di un servizio o denunciare i problemi di un pronto soccorso senza sfidare fino in fondo i centri nei quali vengono distribuiti potere, risorse e funzioni.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La Provincia della Magna Grecia, invece, porrebbe una questione di riequilibrio territoriale. Chiederebbe di trasferire competenze, funzioni e capacità decisionale verso la fascia ionica. Costringerebbe la politica regionale e nazionale a confrontarsi con un territorio di oltre 430mila abitanti che reclama un proprio ruolo istituzionale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Per sostenere questa proposta bisogna quindi esporsi. Bisogna affrontare le resistenze dei poteri centralisti, superare le rivalità municipali e rinunciare alla comodità delle battaglie simboliche. Bisogna avere il coraggio di chiedere non una concessione occasionale, ma una diversa distribuzione del potere.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>È molto più semplice guidare una protesta per un reparto. Si ottiene visibilità immediata, si pronunciano parole dure e si può attribuire ad altri la responsabilità dell’emergenza. Costruire una nuova Provincia richiede invece studio, alleanze, continuità e una visione che superi la durata di una campagna elettorale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Questo è il vero nanismo politico: non occuparsi delle piccole cose, che restano importanti, ma accontentarsi esclusivamente di quelle. Significa combattere per una stanza mentre si rinuncia a progettare l’intero edificio. Significa chiedere ogni volta che venga riparata una falla senza intervenire sull’assetto che continua a produrla.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Difendere i reparti è necessario. Ma non può essere l’unico orizzonte di una classe dirigente. La salute dei cittadini non si tutela attraverso una successione infinita di proteste, ciascuna legata all’emergenza del momento. Servono strutture adeguate, competenze, personale e soprattutto una programmazione costruita sulle reali dimensioni demografiche e territoriali dell’area.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La Provincia della Magna Grecia offrirebbe il quadro nel quale discutere il futuro dell’ospedale della Sibaritide come hub, l’istituzione di un’Azienda ospedaliera e la riorganizzazione dell’Azienda sanitaria provinciale. Sono obiettivi molto più incisivi della sopravvivenza precaria di un singolo reparto, perché riguardano la capacità del territorio di governare la propria sanità.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La proposta può essere migliorata e sottoposta a un confronto rigoroso. Non può essere rimossa per paura di disturbare gli equilibri esistenti. Chi la considera sbagliata dovrebbe spiegare perché. Chi la ritiene utile dovrebbe avere il coraggio di sostenerla apertamente.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Il silenzio, invece, tutela soltanto l’assetto attuale: un territorio frammentato, costretto a presentarsi ogni volta con il cappello in mano per difendere ciò che resta.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Alla politica della Sibaritide e del Crotonese va posta una domanda semplice: vuole continuare a protestare per ogni reparto oppure intende battersi per una Provincia, un ospedale hub e un’organizzazione sanitaria all’altezza di oltre 430mila cittadini? </em><em>Da questa risposta si misurerà la qualità della sua classe dirigente.</em></p>
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		<title>Editoriale &#124; Corigliano Rossano si svuota: il lavoro muore, mentre la politica guarda altrove e la città affonda!</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-corigliano-rossano-si-svuota-il-lavoro-muore-mentre-la-politica-guarda-altrove-e-la-citta-affonda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 09:23:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[corigliano rossano]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/05/matteo-lauria-lungomare-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; Basta percorrere via Nazionale o via Margherita a Corigliano Rossano per vedere la crisi senza bisogno di statistiche. Molte le saracinesche abbassate, vetrine spente, i cartelli ripetono due parole: “fittasi” e “vendesi”. Dove resiste un’attività commerciale, spesso lavora nella paura di essere la prossima a chiudere. Questa non è una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/05/matteo-lauria-lungomare-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p><strong>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211;</strong><em> Basta percorrere via Nazionale o via Margherita a Corigliano Rossano per vedere la crisi senza bisogno di statistiche. Molte le saracinesche abbassate, vetrine spente, i cartelli ripetono due parole: “fittasi” e “vendesi”. Dove resiste un’attività commerciale, spesso lavora nella paura di essere la prossima a chiudere. Questa non è una normale trasformazione del mercato. È un depauperamento economico e sociale che svuota Corigliano Rossano, cancella reddito, spegne fiducia e costringe i giovani a cercare altrove il proprio futuro. Quando si affronta il problema lo si liquida affermando è l&#8217;online e la partita si chiude. E quindi cosa facciamo ? Attendiamo la chiusura di chi è rimasto? </em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Di fronte a questa emergenza, la politica locale appare distratta, quasi infastidita dalla realtà. C’è chi pensa ai viaggi all&#8217;estero, chi occupa il dibattito con situazioni estranee al cuore del problema, chi parla ogni giorno di questioni regionali e dimentica la città che dovrebbe amministrare o rappresentare. Intanto negozi, imprese e famiglie pagano il prezzo dell’inerzia. Corigliano Rossano non ha bisogno di passerelle, diversivi o ambizioni personali mascherate da iniziativa pubblica. Ha bisogno di una classe dirigente che riconosca l’emergenza occupazionale e costruisca una strategia, con tempi, risorse e responsabilità verificabili.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Decentramento amministrativo e area metropolitana : l&#8217;istituzione di una nuova provincia significa portare a Corigliano Rossano uffici, servizi, sportelli e funzioni concentrate altrove. Significa quindi creare postazioni di lavoro e un movimento di dipendenti, professionisti e utenti. Più persone nelle strade producono maggiore domanda per bar, negozi, ristoranti, affitti, trasporti e servizi. È così che si ricostruisce l’indotto e si offre ossigeno alle attività soffocate dalla desertificazione commerciale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>A questa scelta deve affiancarsi una visione più ampia: l’istituzione di un’area metropolitana capace di abbracciare il Golfo di Taranto, da Gallipoli a Crotone. In questo spazio si contano ventiquattro scali portuali che, se collegati attraverso una rete stabile di aliscafi, potrebbero trasformare territori separati in un unico sistema turistico ed economico. La Calabria intercetterebbe una parte dei flussi diretti nel Salento e, contemporaneamente, la Puglia avrebbe accesso alle località, alla cultura e alle risorse della costa ionica calabrese.</em></p>
<p><em>Collegare i porti significa moltiplicare gli arrivi, prolungare i soggiorni e distribuire i visitatori tra città, borghi, spiagge e montagne. Più presenze significano più consumi, nuovi investimenti e lavoro. Decentramento e area metropolitana diventano così parti della stessa strategia: riportare funzioni, persone e ricchezza nel territorio, ravvivando il mercato e sostenendo i commercianti.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Il turismo può essere uno dei motori principali, ma soltanto se si smette di pronunciarne il nome come uno slogan. La costa offre spazi, paesaggio e possibilità enormi. Eppure aree potenzialmente destinate alla ricettività restano utilizzate esclusivamente in agricoltura oppure occupate da insediamenti soltanto residenziali. Serve investire con coraggio, pianificare strutture ricettive, servizi, mobilità e accessi al mare, nel rispetto dell’ambiente e dell’interesse pubblico. Bisogna aprire una vertenza seria con la proprietà di quelle aree, perché una risorsa decisiva per la comunità non può restare immobile mentre la città perde lavoro e abitanti.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Lo sviluppo, però, non può fermarsi alla spiaggia. I centri storici di Corigliano e Rossano devono tornare a essere luoghi vivi, abitati, visitabili e produttivi. Occorrono incentivi per recuperare gli immobili, favorire alberghi diffusi, botteghe, ristorazione, cultura e artigianato. Questioni già poste in passato e che a parole vengono richiamate a convenienza, ma la realtà si chiama &#8220;desolazione&#8221;! Anche le zone collinari, oggi abbandonate a se stesse, possono ospitare percorsi naturalistici, aziende ricettive e attività legate all’identità locale. Non mancano i beni né le idee: manca la decisione politica di unirli in un progetto coerente.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Poi c’è la montagna, la grande dimenticata. Le temperature sempre più alte, già evidenti e destinate ad aumentare, rendono le aree montane una risorsa strategica. Frescura, boschi, paesaggi e produzioni locali possono alimentare un turismo non limitato a poche settimane estive. Servono ricettività, manutenzione, promozione e collegamenti efficienti. La proposta di una cabinovia va studiata seriamente (anche se ormai si è perso il treno dei fondi Pnrr), senza sarcasmi né pregiudizi: può connettere territori, ampliare l’offerta e generare un nuovo polmone occupazionale.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Alcune realtà esistono già, ma sono troppo poche e troppo isolate. I cittadini non tornano in montagna come negli anni Settanta e Ottanta perché per decenni è mancata una politica capace di renderla accessibile, accogliente e conveniente. Questa è una responsabilità politico-amministrativa precisa, non una fatalità geografica. Serve un piano straordinario per l’occupazione che coinvolga Comune, Regione, imprenditori, associazioni e proprietari, ma con una regia pubblica riconoscibile. Vanno fissati obiettivi annuali: nuovi posti letto, attività aperte, immobili recuperati, collegamenti attivati e posti di lavoro creati. I finanziamenti disponibili devono sostenere progetti utili, non iniziative occasionali buone per una fotografia. E ogni risultato deve essere pubblicato, perché senza trasparenza gli annunci diventano alibi e la programmazione si riduce alla consueta propaganda senza futuro.</em></p>
<p><em>La crisi delle vie principali è dunque il risultato visibile di un fallimento più profondo. Per invertire la rotta occorre collegare costa, centri storici, colline e montagna in un’unica politica di sviluppo e lavoro. Ogni giorno perso significa un’altra serranda chiusa, un’altra famiglia in difficoltà, un altro giovane in partenza. La politica locale scelga: continuare a guardare altrove oppure affrontare finalmente la città reale. Corigliano Rossano non può più aspettare.</em></p>
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		<title>Calabria, Mazza: “Le strade perdute e il trabocchetto demografico”</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/calabria-mazza-le-strade-perdute-e-il-trabocchetto-demografico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 08:16:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[corigliano rossano]]></category>
		<category><![CDATA[domenico mazza]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/08/mazza-1200-150x150.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/08/mazza-1200-150x150.jpg 150w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/08/mazza-1200-80x80.jpg 80w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/08/mazza-1200-320x320.jpg 320w, https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2022/08/mazza-1200-45x45.jpg 45w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p>L&#8217;intervento di Domenico Mazza &#8211; La Calabria vive da troppo tempo una contraddizione lacerante. Da un lato figurano i dossier patinati e i tavoli tecnici di programmazione. Dall&#8217;altro brucia la realtà quotidiana di chi vive, viaggia e tenta di fare impresa sul territorio. Parlare di infrastrutture in questa terra non costituisce affatto una mera dissertazione [&#8230;]</p>
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<p><em>L&#8217;isolamento geografico ed economico non è una fatalità ineluttabile della storia. È il frutto amaro di decenni di disattenzione e di una visione politica incapace di cogliere l&#8217;urgenza del presente. Ogni giorno perso oggi si paga domani. Il tempo è davvero scaduto. Serve un&#8217;inversione di rotta immediata.</em></p>
<p><em><strong>La menzogna delle mappe e l&#8217;incubo delle incompiute</strong></em></p>
<p><em>Sulla carta la Statale 106 appartiene a tutti gli effetti alle reti europee di trasporto. I burocrati a Bruxelles o a Roma guardano i tracciati grafici con distaccata freddezza. Poi subentra la realtà quotidiana di chi guida. Chiunque percorra quell&#8217;asse stradale si rende conto immediatamente della verità. L&#8217;itinerario, che dovrebbe garantire standard europei di sicurezza e scorrimento, in troppi tratti si riduce a un&#8217;arteria inadeguata. Il deficit strutturale, tuttavia, non riguarda soltanto l&#8217;asse latitudinale della regione. La vera ferita aperta risiede nella dimensione longitudinale e nei collegamenti trasversali. Progetti storici come la Sibari-Sila, la Sila-Mare o il prolungamento della Fondovalle del Ferro verso la Sinnica giacciono da decenni incompiuti. Sono diventati un&#8217;autentica lettera morta.</em></p>
<p><em>Il ponte sulla Sila-Mare, collassato nel &#8217;23, verrà riaperto a circa tre anni e mezzo da quel crollo. Il ponte Morandi di Genova, un&#8217;opera di complessità incomparabilmente superiore, è stato ricostruito e restituito alla circolazione in meno di due anni. Le incompiute non aspettano. Il tempo che passa si porta via il territorio.</em></p>
<p><em>Queste arterie non avrebbero dovuto ridursi a meri percorsi di prossimità. I dettami europei raccomandano la realizzazione delle trasversali con una funzione precisa: mettere in rete arterie costiere con direttrici interne. Sono diventate, invece, il vialetto d&#8217;ingresso di un singolo comune: un accesso locale, nulla più.</em></p>
<p><em>La Sila-Mare, pensata per congiungere la Statale 107 con la 106, è stata trasformata nella Longobucco-Mirto. Tuttavia, restano circa trenta chilometri verso la Sila a separarla dall&#8217;innesto che le avrebbe dato senso.</em></p>
<p><em>Ogni tracciato è stato piegato a raggiungere il comune più vicino, non il nodo intermodale più utile. Così si è svilito il concetto di infrastruttura funzionale e se ne è compromessa la stessa ragion d&#8217;essere economica. Una strada pensata per una singola comunità non genererà mai i flussi sovracomunali necessari a giustificarne il costo. Ma non si tratta di un errore di percorso. È un metodo. A praticarlo è una politica che non studia, non si informa, non guarda cosa si realizza altrove, scambia l&#8217;ordinario per straordinario pur di intestarsi un comunicato stampa.</em></p>
<p><em>Questi tracciati avrebbero potuto rompere l&#8217;isolamento millenario delle aree interne e rivitalizzare le vallate appenniniche. Invece, l&#8217;assenza di connessioni efficaci ha condannato interi comprensori all&#8217;emarginazione, lasciandoli ai margini dei grandi flussi economici e turistici. Le promesse non bastano più. L&#8217;isolamento soffoca ogni sviluppo.</em></p>
<p><em><strong>La scure dei numeri e il conto alla rovescia</strong></em></p>
<p><em>Accanto alle carenze della rete viaria si colloca un secondo fattore critico che rischia di strangolare definitivamente la regione. La fuga dei giovani e il calo del saldo naturale non sono solo un dramma sociale: attivano un meccanismo economico perverso e sottovalutato. Quando le istituzioni regionali chiedono finanziamenti a Roma o a Bruxelles per ammodernare infrastrutture strategiche, gli enti erogatori applicano criteri rigidi di valutazione. Ogni grande opera pubblica richiede un&#8217;analisi stringente dei costi e dei benefici. Se la base demografica diminuisce, crollano insieme il bacino d&#8217;utenza e i parametri di sostenibilità economica richiesti dall&#8217;UE. Meno flussi attesi significano opere più modeste: dove serviva un&#8217;arteria, arriva un&#8217;infrastruttura di rango inferiore. È un circolo vizioso letale.</em></p>
<p><em>Da una parte la mancanza di infrastrutture spinge la popolazione ad andarsene. Dall&#8217;altra la diminuzione dei cittadini impedisce di ottenere le risorse per costruire le opere necessarie. E chi resta sulla costa non è al riparo. Quando l&#8217;entroterra si svuota, i servizi dei centri costieri — che su quell&#8217;entroterra si reggevano — iniziano a restringersi a loro volta.</em></p>
<p><em>Senza persone cadono gli investimenti. I numeri dettano le regole del gioco.</em></p>
<p><em>Davanti a questo scenario, non sono più ammissibili rinvii. Non possiamo più permetterci di attendere i tempi secolari dei cantieri lumaca mentre i paesi dell&#8217;entroterra si svuotano inesorabilmente. La modernizzazione della rete dei trasporti costituisce il prerequisito fondamentale per restituire dignità al territorio e frenare il depopolamento.</em></p>
<p><em>Non investire nelle infrastrutture è una scelta. È la scelta dell&#8217;abbandono.</em></p>
<p><em>Occorre, al tempo stesso, spezzare la spirale negativa che priva le comunità locali dei propri servizi essenziali. Le grandi battaglie per la mobilità non rappresentano un privilegio speciale o una concessione benevola. Quelle rivendicazioni restano una condizione basilare di uguaglianza cittadina da esigere con fermezza. Se le istituzioni nazionali ed europee non risponderanno subito a questo allarme, la regione rischia di rimanere soltanto una splendida cartolina del passato: meravigliosa nelle sue bellezze naturali, ma del tutto priva di futuro. Perché una cartolina si scrive, non si abita. La rassegnazione va sconfitta subito. Il riscatto si costruisce oggi.</em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Editoriale &#124; Vannacci e il paradosso dei seguaci senza coraggio</title>
		<link>https://informazionecomunicazione.it/editoriale-vannacci-e-il-paradosso-dei-seguaci-senza-coraggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo L.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 10:50:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[matteo lauria]]></category>
		<category><![CDATA[vannacci]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="150" height="150" src="https://informazionecomunicazione.it/wp-content/uploads/2026/08/matteo-150x150.png" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>L&#8217;editoriale di Matteo Lauria &#8211; ll generale rivendica fermezza e coerenza. In Calabria, però, attorno a Futuro Nazionale si avvicinano anche figure abituate a non disturbare gli equilibri del potere. -Roberto Vannacci prende posizione. Lo fa con decisionismo, fermezza e un linguaggio che non cerca mediazioni. Le sue idee possono essere condivise o respinte, giudicate [&#8230;]</p>
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<p class="isSelectedEnd"><em>La nettezza, però, non certifica la bontà di una posizione. Parlare senza filtri non significa necessariamente avere ragione e alzare la voce non equivale a governare bene. Tuttavia, nel panorama politico attuale, la chiarezza — anche quando divide — esercita una forza evidente su cittadini stanchi di formule prudenti, compromessi continui e promesse intercambiabili.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Oggi Vannacci è alla guida di Futuro Nazionale ed è indicato dal Parlamento europeo come esponente del partito nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane. In Calabria il movimento sta cercando di consolidare la propria presenza, arrivando anche a candidare alle suppletive di Reggio Calabria un ex parlamentare di Forza Italia. È il segnale di un progetto che non vuole limitarsi alla protesta, ma punta a costruire rappresentanza e classe dirigente.  È proprio qui che nasce il paradosso.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Tra coloro che sembrano pronti ad “arruolarsi” — per utilizzare un termine familiare al generale — compaiono anche persone che, almeno nella realtà calabrese, non hanno costruito la propria storia pubblica attraverso battaglie nette e posizioni scomode. Figure prudenti, spesso amiche di tutti, capaci di attraversare stagioni e schieramenti senza disturbare poteri, lobby ed equilibri consolidati. Profili molto diversi dall’immagine che Vannacci propone di sé.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Se il generale si presenta come l’uomo che rompe gli schemi, che cosa cercano accanto a lui quanti negli schemi hanno vissuto comodamente? Hanno improvvisamente scoperto il coraggio politico oppure hanno semplicemente individuato un nuovo spazio elettorale? Vogliono cambiare il sistema o soltanto trovare posto nel prossimo assetto di potere?</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Salire sul carro di chi appare vincente è una pratica antica. La politica italiana ne offre esempi in abbondanza. Ma il problema non è soltanto l’opportunismo individuale. Il punto decisivo riguarda la qualità della classe dirigente che Futuro Nazionale intende selezionare.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Che cosa accadrebbe se gli attuali simpatizzanti diventassero domani consiglieri comunali, assessori, sindaci o parlamentari? Continuerebbero a praticare l’equilibrismo che ha segnato il loro percorso oppure assumerebbero finalmente posizioni riconoscibili? Avrebbero la libertà di contrastare interessi forti e rendite locali o tornerebbero a cercare accordi con tutti, pur di conservare l’incarico?</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Vannacci, almeno nella rappresentazione pubblica che ha costruito, non è un equilibrista. La contraddizione diventerebbe quindi evidente: un leader che promette rottura sostenuto nei territori da persone specializzate nella continuità.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Il rischio è quello già visto con altri partiti e movimenti. Prima il linguaggio incendiario, la denuncia del sistema e la promessa di mandare tutto all’aria. Poi, ottenuti i voti e conquistate le istituzioni, l’adattamento agli stessi poteri che si dichiarava di voler combattere. Cambiano i simboli, le parole d’ordine e i protagonisti in prima fila; nelle retrovie restano le solite logiche.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Per evitare questa deriva non bastano i comizi. Servono criteri rigorosi nella scelta delle persone, trasparenza sulle provenienze politiche, competenza amministrativa e una storia personale coerente con gli impegni proclamati. Chi oggi invoca coraggio dovrebbe spiegare quando lo ha dimostrato. Chi promette di difendere il territorio dovrebbe indicare quali battaglie ha combattuto quando farlo non portava voti, incarichi o visibilità.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La Calabria non ha bisogno dell’ennesimo contenitore nel quale ricollocare notabili, trasformisti e aspiranti amministratori. Ha bisogno di persone capaci di esporsi prima che una battaglia diventi conveniente; di denunciare ciò che non funziona anche quando significa perdere relazioni, opportunità e protezioni.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>La vera prova per Vannacci non sarà riempire sale, aprire comitati o attrarre candidati provenienti da altri partiti. Sarà dimostrare che la sua promessa di rottura vale anche nella selezione della classe dirigente. Altrimenti il decisionismo del capo servirà soltanto a coprire l’ambiguità dei seguaci.</em></p>
<p class="isSelectedEnd"><em>Le domande, dunque, non riguardano soltanto il generale. Riguardano soprattutto chi oggi gli si avvicina: perché proprio adesso? Per difendere quali idee? Con quali atti precedenti? E con quale disponibilità a rinunciare a un incarico quando la coscienza dovesse imporlo? Sono domande politiche, ma prima ancora sono domande di coscienza. Perché la politica non dovrebbe essere una scorciatoia verso un posto di governo. Dovrebbe essere, prima di tutto, un atto d’amore per la propria terra.</em></p>
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