Il Segretario Generale della Cgil calabrese ridimensiona gli entusiasmi sui flussi turistici estivi, puntando il dito contro la precarietà, i contratti pirata e l’assenza di una vera politica industriale.
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Pur apprezzando la scelta di tanti viaggiatori che hanno eletto la Calabria a meta delle proprie vacanze, il sindacato evidenzia la necessità di trasformare un fenomeno stagionale in un’opportunità strutturale e duratura per l’occupazione.
Precarietà, contratti pirata e rischio caporalato nel turismo
Trotta rimarca la forte fragilità che caratterizza l’occupazione nel settore turistico, segnato da contratti precari, retribuzioni insufficienti e periodi di attività limitati a pochi mesi l’anno, senza che si riesca a imboccare la strada della destagionalizzazione:
Sfruttamento e orari: Molti lavoratori sono costretti a turni massacranti e ben superiori a quelli contrattuali, a fronte di paghe misere.
Contratti pirata: L’uso di forme contrattuali non tutelanti penalizza i dipendenti a vantaggio esclusivo di una parte datoriale.
Il monito sul caporalato: «Non possiamo permettere che anche nel turismo ci sia caporalato! La legalità nel lavoro è il primo presupposto per uno sviluppo giusto», avverte il Segretario, chiedendo controlli rigorosi contro ogni forma di sfruttamento che colpisce i settori chiave, compresi turismo, agricoltura e servizi.
La richiesta di una vera politica industriale
Per la Cgil, il turismo non può costituire l’unico pilastro dell’economia calabrese. La regione necessita di interventi mirati a sostenere gli investimenti, la qualità dell’offerta e la tutela del patrimonio ambientale e culturale, accompagnati da una politica industriale forte.
Senza il rilancio del comparto manifatturiero e metalmeccanico, il sostegno all’innovazione e alle imprese sane, la Calabria rischia di rimanere intrappolata nella morsa della stagionalità, continuando a perdere giovani, competenze e capacità produttive.






