“In quel mar del Giappone, le giornate estive sono come inondazioni di fulgori”
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“La storia di Genji” della dama di corte Murasaki Shikibu (Einaudi, 2015) è il classico nipponico per eccellenza. Scritto intorno all’anno Mille, narra la vicenda del figlio dell’imperatore e della sua concubina preferita, che muore lasciandolo presto senza una madre. Cresciuto da un’altra concubina, Genji è protetto dal padre, che lo sottrae ai giochi di potere e alla probabile vendetta di sua moglie, escludendolo dalla linea di successione. Genji è un uomo “ideale”, ha una vita piena di avventure amorose, eccelle in tutte le attività ed è ammirato non soltanto dalle donne, nelle quali continuerà a cercare la madre perduta, ma da chiunque gli sia accanto. Altra scrittrice del periodo Heian (794-1185) è Shōnagon Sei, che nei 317 capitoli del suo “Note del guanciale” (SE, 2024) racconta aneddoti, persone, situazioni amorose e non dell’ambiente di corte.

Dopo i periodi Kamakura, Morumachi ed Edo, alla fine dell’epoca Meiji (1868-1912) si afferma il romanzo moderno con “Io sono un gatto” di Natsume Sōseki (BEAT, 2010). Il protagonista è un gatto che abita con un professore e non ha nome, per questo è preso di mira dai suoi simili; osserva il mondo che lo circonda, a partire dal “suo” umano, e riflette sulla classe intellettuale contemporanea, da una parte chiusa e arroccata su vecchie posizioni, dall’altra frenetica e proiettata all’esterno. Questo è tutt’oggi il Giappone, davvero, un indissolubile arcipelago di tradizione e innovazione.

Nel 1968 il primo scrittore giapponese a vincere il Nobel è Yasunari Kawabata. Immaginando un inchino dinanzi a questa memorabile penna, vi esorto a regalarvi/e i suoi capolavori. Ne “Il suono della montagna” (Bompiani) Shingo, uomo sensibile e inquieto, si lega sempre più a Kikuko, la giovane e infelice nuora… Ne “Il paese delle nevi” (Einaudi) un raffinato esteta di Tokyo, Shimamura, e una geisha, Komako, si amano tra ombre e illusioni… Nelle iconiche edizioni SE si trovano “Mille gru”, in cui Kikuji e Fumiko non riescono a prescindere dalle figure genitoriali, “Il maestro di Go”, l’ultima sfida del maestro Shusai, e “La casa delle belle addormentate”, peregrinazione nella psiche del vecchio Eguchi, che frequenta un postribolo in cui si può passare la notte con giovanissime donne addormentate da un narcotico.

Fu Kawabata a scoprire il talento dell’amico e allievo Yukio Mishima, già trattato qui https://informazionecomunicazione.it/che-gemma-di-libro-questa-domenica-in-giappone-con-lo-scrittore-samurai-mishima-e-il-suo-libro-del-1956-tradotto-oggi-da-feltrinelli/
Agli antipodi di Mishima, si collocava politicamente Kenzaburō Ōe, Nobel nel 1994, antinuclearista e pacifista. Nel saggio “Note su Hiroshima” (Garzanti, 2021) ha denunciato l’enormità della devastazione compiuta dalla prima bomba atomica. Nella raccolta di quattro romanzi brevi “Insegnaci a superare la nostra pazzia” (Garzanti, 2009), invece, ha sviscerato la vicenda autobiografica del figlio Hikari, affetto da una gravissima lesione cerebrale. Nel 2017, infine, a ritirare il Nobel è stato il Kazuo Ishiguro di “Non lasciarmi” e “Quel che resta del giorno” (Einaudi).

Negli ultimi decenni, però, maggior successo hanno riscosso Banana Yoshimoto e Haruki Murakami. Nel 1987 la prima ha dato alle stampe “Kitchen” (Feltrinelli, 2014), profondo endorsment della famiglia atipica; l’anno dopo il secondo si è imposto sulla scena mondiale con “Norwegian Wood. Tokyo Blues” (Einaudi, 2013), in cui presenta l’adolescenza come parentesi di vita in cui ogni persona è tesa tra il desiderio di essere accettata dagli altri e la volontà di preservare la propria unicità. La Yoshimoto delle opere successive non mi ha convinto, l’opera omnia di Murakami al contrario è consigliata a chi piacciono le atmosfere surreali (da “Kafka sulla spiaggia” a “1Q84”).
Ad attraversare appieno “un altro modo di pensare” e atmosfere talvolta stranianti, inoltre, si prestano le “Fiabe giapponesi” a cura di Maria Teresa Orsi (Einaudi, 1998), gli “Haiku scelti” (Luni Editrice, 2019), “Giappone The passenger” (Iperborea, 2018) e “Hokusai. Il pittore del mondo fluttuante” di Edmond de Goncourt (Luni, 2013), catalogo dettagliato del corpus dell’artista dell’Onda.
Da ricordare, infine, anche se è noto, che molti bei libri sul Paese del Sol Levante sono frutti di autori occidentali. Tra gli altri, “Tokyo tutto l’anno. Viaggio sentimentale nella grande metropoli” dell’italiana Laura Imai Messina (Einaudi, 2020) e “Memorie di una geisha” dell’americano Arthur Golden (TEA, 1998).
Buona visita del Giappone tra le pagine!
Gemma
N.B.: La citazione del titolo è tratta dal “Moby Dick” di Melville.
Allego alcune foto del mio tour (perché potrei non trovare tutte le parole per descriverlo).
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Che Gemma di libro! ~ ogni domenica su I&CGemma Acri Guido è nata a Cariati e cresciuta a Rossano. Ha poi cambiato casa e paese più volte di quelle in cui si è lasciata tagliare i capelli. |






