Nella zona costiera del Rossanese, precisamente a Località Fossa, da oltre dieci giorni i rubinetti sono a secco. Un’anomalia che ha lasciato residenti e turisti in piena estate senza la possibilità di lavarsi, cucinare, vivere con un minimo di normalità. Le segnalazioni parlano di file di persone costrette a comprare acqua in bottiglia per ogni esigenza, di serbatoi privati prosciugati e di famiglie allo stremo. La stagione turistica, che dovrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per l’economia, si trasforma così in un terreno di tensioni. Nelle case in affitto gli ospiti sono «sul piede di guerra». Non è solo disagio: è frustrazione, è rabbia di chi paga per una vacanza e si ritrova in condizioni che definire precarie è poco.
La versione del sindaco
Il sindaco Flavio Stasi ha scelto Facebook per aggiornare i cittadini. In un post scrive: «Anche in queste ore il Comune non si è fermato, e siamo riusciti a terminare un lavoro programmato da tempo: l’attivazione di un impianto idrico che risolve definitivamente un problema di carenza idrica storico, quella di Località Frasso. Sono decine i nuovi impianti attivati in questi anni, da Ponte Margherita a Seggio, da Galderate a Santa Lucia. Ogni volta, anche per scaramanzia, facciamo questo rito. Non preoccupatevi: finito il rito, ci pensano gli esperti ad utilizzare gli organi di manovra. Stiamo registrando in queste ore, invece, un problema importante in Località Fossa, dove si registra un consumo anomalo che sfianca la rete. Gli addetti stanno lavorando senza sosta per risolvere il problema e qui la nota istituzionale». Il sindaco rivendica i risultati ottenuti altrove, elenca impianti messi in funzione negli ultimi anni e prova a mantenere un tono rassicurante. Ma intanto, alla Fossa, la gente continua a riempire secchi e bidoni portati da amici e parenti di altre zone.
L’opposizione all’attacco
Ben diversa la lettura dei gruppi consiliari di opposizione, che in un comunicato parlano chiaro: «CORIGLIANO-ROSSANO SENZ’ACQUA: EMERGENZA SANITARIA. L’acqua è un bene primario, un diritto essenziale e costituzionalmente garantito. Eppure, a Corigliano-Rossano, in pieno agosto e sotto una morsa di caldo insopportabile, migliaia di famiglie vivono senza approvvigionamento idrico regolare. È una situazione che definire drammatica è persino riduttivo: anziani soli, famiglie con persone disabili, cittadini impossibilitati a ricorrere a soluzioni alternative come autoclavi o rifornimenti esterni stanno pagando sulla propria pelle l’incapacità amministrativa del Sindaco e della sua Giunta». Il testo prosegue con accuse precise: «Il Primo cittadino aveva promesso che avrebbe risolto il problema dell’acqua. Dopo 6 anni di governo Stasi la realtà è sotto gli occhi di tutti: non solo il problema non è stato risolto, ma si è aggravato fino a trasformarsi in una vera e propria emergenza sanitaria e sociale. A Schiavonea, che in agosto vede raddoppiare la popolazione per la presenza di turisti, intere famiglie non riescono neppure a lavarsi o a garantire l’igiene minima». L’opposizione parla di «condizione indegna», denuncia «assenza di un vero piano idrico» e annuncia che la questione sarà portata al Prefetto.
Il contrasto politico
La distanza tra la narrazione del sindaco e quella dell’opposizione è abissale. Da una parte, l’amministrazione che sottolinea i lavori già realizzati e invita alla calma, dall’altra la minoranza che descrive uno scenario al limite della catastrofe sanitaria. Chi vive in mezzo è la gente, schiacciata tra post istituzionali e comunicati al vetriolo. Nei balconi sventolano lenzuola lavate a metà, nei cortili si organizzano turni per andare a riempire taniche in zone più fortunate.
Il nodo della rete idrica
Le responsabilità vengono rimpallate. C’è chi parla di sprechi, di allacci abusivi che prosciugano la rete. C’è chi punta il dito sulla vetustà delle condotte, incapaci di reggere la pressione nei periodi di massima richiesta. L’opposizione insiste sul fatto che «la gestione e la riscossione del servizio idrico è interamente in capo al Comune».
Turismo e immagine della città
Schiavonea, cuore pulsante della stagione balneare, vive in queste ore un corto circuito. I locali lavorano a metà, gli ospiti si lamentano, i gestori temono disdette e recensioni negative. Un settore già fragile rischia di pagare il conto di una crisi che non è solo tecnica, ma politica e sociale.
L’ombra del Prefetto
La decisione dell’opposizione di rivolgersi al Prefetto sposta la vicenda su un piano istituzionale più alto. Se la Prefettura dovesse intervenire, significherebbe ammettere che il Comune da solo non è in grado di garantire un diritto elementare. Sarebbe un colpo durissimo per l’amministrazione.
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