Corigliano-Rossano, battaglia vinta sulle foreste storiche ma scoppia il caso dei “Comuni Montani”: l’affondo del sindaco Stasi

Il primo cittadino ripercorre l’accordo transattivo con la Regione per la restituzione di 1.400 ettari di boschi occupati dal 1957, annunciando un grande piano di valorizzazione. Duro j’accuse contro i nuovi criteri nazionali che escludono la città.
Una vertenza storica che si avvia alla conclusione positiva, contrapposta però a un nuovo e pesante colpo istituzionale arrivato da Roma. Il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, affida ai social il bilancio di un traguardo epocale per il patrimonio boschivo cittadino, cogliendo l’occasione per denunciare quella che definisce una vera e propria penalizzazione per il territorio meridionale.
La restituzione dei boschi e il contenzioso iniziato nel 1957
Il primo traguardo riguarda la restituzione di circa 1.400 ettari di foreste montane comunali, un obiettivo raggiunto grazie alla causa legale avviata nel 2022 contro la Regione Calabria. Una vicenda paradossale, sottolinea il sindaco, dato che l’occupazione di quei terreni era iniziata addirittura nel 1957.
Vista l’azione legale e la richiesta di risarcimento, il 19 luglio 2022 la Regione ha sottoscritto un accordo transattivo, avviando la consegna delle foreste. L’iter sta per completarsi: tra poche settimane, una volta terminati i lavori di risanamento dei “Giganti del Cozzo del Pesco” imposti nell’accordo, si passerà alla fase strategica successiva, ovvero la valorizzazione del patrimonio boschivo. Il nuovo Piano interesserà quasi 3.000 ettari di proprietà dell’Ente Comunale — a cui si aggiungono i terreni privati, di altri enti e quelli ricadenti nel Parco Nazionale — con l’obiettivo di mettere in sicurezza la montagna, valorizzare l’ambiente e generare nuova economia e occupazione.
La stangata del DPCM sui “Comuni Montani”
A fare da contraltare a questo percorso virtuoso interviene tuttavia la recente rimodulazione dei parametri nazionali. Nel mirino del sindaco c’è il DPCM 121 dell’11 maggio 2026, che ha ridefinito i criteri per l’attribuzione della qualifica di “Comune Montano”.
Stasi bolla il provvedimento come l’ennesima «schiforma» concepita per fare cassa, considerando che i comuni montani beneficiano di sgravi essenziali per l’economia locale. Per effetto di questi nuovi criteri, Corigliano-Rossano — forte di circa ottomila ettari di foreste montane — si ritrova privata della qualifica di “Comune Montano”, sorte condivisa da altri 26 comuni in Calabria, 28 in Puglia e ben 102 in Sardegna. Una scure che non colpisce invece altre realtà del Nord, collocate geograficamente in contesti collinari o con “il giardino della chiesa in montagna”, e che si consuma, denuncia il primo cittadino, nel «totale silenzio della Giunta Regionale e delle rappresentanze calabresi».

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