Docenti e personale Ata si sono ritrovati in piazza Kennedy, a Cosenza, per chiedere retribuzioni adeguate e maggiore rispetto per il lavoro svolto nelle scuole. La protesta si è tenuta sabato 3 ottobre, nell’ambito di una mobilitazione nazionale organizzata contemporaneamente in diverse città italiane.
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Durante il flash mob cosentino, gli insegnanti hanno mostrato per circa otto minuti un libro di testo in una mano e un portafoglio vuoto nell’altra. Un gesto scelto per rappresentare la distanza tra il valore dell’insegnamento e il trattamento economico di chi lo esercita.
Le richieste comprendono un aumento effettivo degli stipendi di docenti e personale Ata, con l’obiettivo di avvicinarli alla media europea. A questo si aggiungono la tutela e la valorizzazione del bonus per la formazione previsto dalla Carta del docente, il riconoscimento economico delle attività aggiuntive e una maggiore considerazione del lavoro svolto durante viaggi d’istruzione e uscite didattiche. Tra le rivendicazioni figura anche l’introduzione dei buoni pasto.
Rosa Principe, docente e referente in Calabria del movimento per la tutela degli insegnanti e del personale Ata, ha sottolineato il ruolo della scuola pubblica nella crescita della società. Il lavoro educativo, ha spiegato, contribuisce a formare cittadini preparati, capaci di assumersi responsabilità e di affrontare il proprio futuro.
Secondo Principe, negli anni gli insegnanti hanno perso autorevolezza anche a causa della delegittimazione del loro ruolo da parte dello Stato. Le conseguenze, nella sua lettura, riguardano il rapporto con gli studenti e la capacità della scuola di trasmettere valori come solidarietà e senso critico. La docente ha richiamato inoltre i tagli legati alla riforma Gelmini del 2009, indicandoli come una delle tappe del progressivo peggioramento delle condizioni del settore.
Un altro punto sollevato dai manifestanti riguarda il lavoro che prosegue oltre le ore trascorse in classe. Preparare le lezioni e svolgere le altre attività necessarie all’insegnamento richiede tempo che, hanno osservato, spesso invade anche la vita domestica. Le diciotto ore settimanali di lezione non esauriscono quindi l’impegno professionale dei docenti.
La mobilitazione ha affrontato anche le possibili iniziative successive. Tra le proposte emerse c’è l’apertura di un confronto nei collegi dei docenti, fino a valutare il blocco delle attività scolastiche per sollecitare un intervento diretto del ministro.
Per gli organizzatori, l’appuntamento di piazza Kennedy rappresenta l’inizio di un percorso che dovrà coinvolgere anche gli insegnanti e i lavoratori Ata assenti dalla manifestazione. L’obiettivo è ampliare la partecipazione e trasformare le richieste raccolte in una pressione continuativa sulle istituzioni.






