Con 1.500 euro netti al mese e un affitto di 900 euro, restano 600 euro per tutte le altre spese. Un esempio ipotetico che spiega il peso della casa sui bilanci dei lavoratori. Avere un lavoro e dover comunque condividere un appartamento perché vivere da soli costa troppo. La crisi della casa in Spagna riguarda anche chi riceve uno stipendio, ma non riesce a sostenere un affitto senza sacrificare gran parte delle proprie entrate.
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Negli ultimi dieci anni, la distanza tra redditi e costo delle abitazioni è aumentata. Secondo la ricostruzione di El País, tra il 2015 e il 2025 gli affitti sono cresciuti dell’87% e i prezzi di acquisto dell’80%, contro un aumento dei salari di circa il 30%.
Applicando queste percentuali a un bilancio ipotetico, uno stipendio mensile di 1.200 euro diventa di 1.560 euro, mentre un affitto di 600 euro sale a 1.122 euro. Il risultato è che, dopo aver pagato il canone, la somma disponibile scende da 600 a 438 euro. Si guadagna di più, ma si hanno meno soldi per il resto.
È questo squilibrio a rendere più difficile scegliere dove e con chi vivere. Lasciare la casa dei genitori, smettere di condividere un appartamento o restare nel proprio quartiere dipende sempre più dalla possibilità di sostenere il costo dell’abitazione.
Le difficoltà economiche hanno portato migliaia di persone nelle piazze spagnole il 3 ottobre 2026. A Madrid, quattro cortei sono confluiti nella piazza di Cibeles. La protesta è arrivata il giorno dopo il rigetto, da parte del Congresso, di due decreti governativi che prevedevano tutele per gli inquilini e misure contro gli sfratti delle persone vulnerabili.
Dietro il caro casa ci sono più fattori: nuove abitazioni insufficienti nelle zone dove cresce la domanda, pressione degli affitti turistici e poche case pubbliche a disposizione di chi non riesce a pagare i canoni di mercato.
I sindacati degli inquilini chiedono affitti dimezzati, contratti a tempo indeterminato e interventi contro la concentrazione delle abitazioni nelle mani di grandi proprietari e fondi immobiliari. Si tratta delle richieste dei manifestanti, non di provvedimenti già approvati.
La possibilità di vivere da soli diventa così una questione di reddito disponibile: quanto resta dopo l’affitto e se quella somma permette di affrontare le spese quotidiane senza rinunciare a ogni progetto futuro.






