Diego arriva in Italia nel 2014, lasciandosi alle spalle il Mali, un Paese martoriato dalla guerra, dove restano i genitori e un fratello. Il suo è un viaggio lungo e accidentato, segnato da difficoltà e incertezze, intrapreso come tanti altri nella speranza di trovare sicurezza e un futuro migliore. Dopo anni di spostamenti e occupazioni precarie, il suo percorso lo conduce in Calabria, dove si stabilisce a Corigliano.
![]() |
![]() |
![]() |
Tutto ha avuto inizio quando siamo stati contattati perché Neime, la compagna, si era sentita male all’interno dell’ufficio Anagrafe del Comune di Schiavonea. Da lì è partita la presa in carico della situazione.
La coppia, in quel momento, non aveva i requisiti per accedere al progetto: erano privi di documenti e non titolari di permesso di soggiorno, quindi formalmente non rientravano nelle categorie previste. Tuttavia, vista la gravità della condizione sociale e umanitaria, in accordo con il Servizio Centrale, è stato costruito un progetto su misura.
La coppia viveva con un neonato di tre mesi in una situazione di estremo degrado, in località Contrada Torricella, all’interno di un’abitazione fatiscente dove pioveva letteralmente dentro e che non garantiva condizioni minime di sicurezza. Per questo è stato richiesto e ottenuto il nulla osta del Servizio Centrale per consentire l’ingresso temporaneo nel progetto, con l’obiettivo di avviare tutte le procedure necessarie.
Durante questo periodo sono stati seguiti:
- l’iter per la richiesta del permesso di soggiorno per entrambi;
- l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale;
- i controlli pediatrici e le vaccinazioni del bambino;
- un primo percorso di alfabetizzazione in lingua italiana per Neime.
La coppia ha seguito l’intero percorso con grande impegno. In meno di sei mesi è stata accompagnata anche in tutto l’iter legale per il riconoscimento dello status di rifugiato, oltre al completamento del percorso sanitario del minore.
Successivamente, come previsto dal manuale del progetto, è stato possibile accompagnarli verso l’autonomia: sono stati inseriti sul territorio, con l’assegnazione di una casa in affitto a Schiavonea, contributo per l’alloggio, per l’arredo e il pagamento di sei mesi di fitto.
In accordo con tutte le parti coinvolte, oggi la coppia ha trovato una propria dimensione di stabilità e integrazione sul territorio.





