CORIGLIANO-ROSSANO – La guardia medica di Schiavonea resta chiusa e il territorio rimane senza un servizio essenziale proprio nel periodo delle festività. A denunciare la situazione è la consigliera regionale Rosellina Madeo, che parla di una continuità assistenziale «andata in vacanza» e punta il dito contro la gestione della sanità calabrese.
«Anche oggi la guardia medica di Schiavonea è chiusa, lasciando i cittadini privi di un servizio fondamentale – afferma Madeo –. Dal 22 dicembre il servizio non è garantito e, avvisi alla mano, se ne riparla il 2 gennaio, se tutto va bene. Dieci giorni in cui gli abitanti non possono certo permettersi il lusso di ammalarsi».
Secondo quanto riferito dalla consigliera, numerosi cittadini si sarebbero recati presso la sede della guardia medica trovandola chiusa, per poi rivolgersi al pronto soccorso. «Una scelta obbligata – sottolinea – che ha prodotto l’ennesima situazione di collasso, con file interminabili e disagi prevedibili».
Madeo evidenzia come il problema della continuità assistenziale emerga con maggiore forza nei periodi festivi: «Con gli studi dei medici di base chiusi, l’assistenza dovrebbe essere garantita dagli ambulatori territoriali. Ma se questi non funzionano, l’unico risultato è l’aumento degli accessi al pronto soccorso, creando il cortocircuito che tutti conosciamo».
La critica si estende anche alla programmazione sanitaria regionale: «Possibile che, pur conoscendo carenze di personale ed esigenze del territorio, ci si ritrovi sempre nella stessa situazione a Natale, Capodanno o Ferragosto? Il risultato è sempre lo stesso: il territorio resta senza assistenza».
Da qui l’affondo politico rivolto al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto: «Quando nel primo Consiglio regionale di questa legislatura si parlava di un’assistenza sanitaria capillare e costante, cosa si intendeva esattamente?».
La guardia medica di Schiavonea, salvo imprevisti, resterà chiusa anche il 31 dicembre e il primo gennaio. «Iniziare l’anno nuovo con problemi vecchi non è certo di buon auspicio – conclude Madeo –. Non basta un avviso che segnala la mancanza di personale per lavarsi la coscienza. È il momento di mettere da parte slogan e comunicazione social e tornare a garantire i servizi primari: i calabresi hanno bisogno di risposte concrete».
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