Un ballerino con la musica nel sangue. Paolo Marincolo ha 51 anni e da poco ha abbracciato un ruolo che sembra cucito addosso a lui: insegnante di ballo. Non è un debutto, perché con la danza convive da mezzo secolo, ma è una consacrazione. La sua vita, intrecciata da sempre ai ritmi e ai passi di gruppo, ha trovato un riflettore nuovo e potente sul palco televisivo di Italia’s Got Talent su Disney+. Un cammino che non cercava, ma che lo ha travolto. Il momento che lo ha reso volto familiare a milioni di spettatori è stato il Golden Buzzer premuto da Elettra Lamborghini. Un gesto che ha proiettato Marincolo da insegnante e animatore di comunità al rango di fenomeno popolare. Lui stesso lo racconta come un colpo al cuore, un’emozione che non si era neanche permesso di immaginare. «Non ero lì per vincere, non ero lì per il Golden Buzzer – confida –. È stato un regalo inatteso». Il segreto del suo ballo non è la perfezione tecnica né la ricerca di uno stile sofisticato. Marincolo porta sul palco lo stesso spirito che anima le feste di paese, i raduni di amici, le sale di quartiere: la gioia condivisa. Il sorriso accompagna ogni passo e la spensieratezza diventa contagiosa. «Credo che il pubblico si ritrovi in questo», spiega. Non una coreografia studiata per impressionare, ma un messaggio semplice: ballare libera. L’idea che la danza non debba per forza innalzarsi a performance elitista, ma possa restare un linguaggio popolare, inclusivo, capace di unire generazioni.
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La sorpresa della semifinale
Arrivare in semifinale non rientrava nei piani di Marincolo. In realtà non aveva nemmeno un piano. La sua avventura nello show era cominciata con leggerezza, quasi come un gioco. Per questo, superare selezioni e turni, fino a trovarsi tra i nomi più attesi, è stato un continuo stupore. «Era l’ultima cosa che pensavo», ripete, con la stessa incredulità che mostrava davanti al pubblico. Adesso, di fronte alla semifinale, il suo approccio resta fedele alla sua filosofia: «Me la voglio godere. Non mi aspetto nulla, prendo quello che arriva e lo vivo». Un atteggiamento che racconta la maturità di un uomo che non rincorre il futuro, ma si gode il presente. «Ho 51 anni, non 19. Non sto a pensare a cosa succederà tra vent’anni. Quello che arriva adesso, me lo prendo». Il suo successo televisivo non si può raccontare senza parlare di TikTok. In principio, Marincolo lo guardava con diffidenza. Lo considerava un terreno lontano dal suo modo di vivere la danza. Poi qualcuno lo ha convinto a provarci. Bastava filmare quei momenti di ballo collettivo, fatti di ritmo e sorriso. Il risultato è stato immediato: visibilità, seguito, riconoscibilità. TikTok si è rivelato una vetrina formidabile, ma non tanto per l’immagine personale. Quello che è arrivato al pubblico è la capacità di trasmettere leggerezza. Brevi video hanno fatto circolare il suo messaggio prima di arrivare alle luci della televisione.
Una semplicità che non si cambia
La notorietà non sembra aver modificato il suo atteggiamento. Marincolo rivendica con orgoglio la linearità del suo percorso. Non vuole cambiare, non vuole diventare altro. «Sono così da quando sono nato», afferma, sottolineando come la semplicità sia la sua vera cifra. Non una posa, ma un’identità. E forse è proprio questo che lo distingue. Nel mondo dello spettacolo, dove spesso prevalgono costruzioni artificiali, l’immediatezza di un uomo che balla per regalare sorrisi appare come una boccata d’aria fresca. Non ci sono stati momenti di crisi profondi durante l’esperienza televisiva. Ma Marincolo individua un passaggio più impegnativo degli altri: l’ingresso su un palco di quelle dimensioni. Nonostante decenni di danza, quella vetrina aveva un peso diverso. «È stata la prima volta in una cosa così grande», confessa. Una sensazione che ha mescolato ansia e meraviglia, ma che alla fine lo ha spinto a dare ancora di più. Nella sua storia c’è una città che ricorre: l’area urbana di Rossano. Qui è nato, cresciuto e qui ha scelto di restare. «Non sono mai voluto uscire da Rossano – spiega –. Ho provato durante l’università, ma sono tornato. Il mio posto era qui». Anche oggi, nonostante la notorietà, resta legato a questo territorio. Insegna qui, forma i giovani qui, e difende persino il nome della città: «Anche se c’è stata la fusione con Corigliano, per me resta Rossano». È un legame che va oltre la geografia: è un radicamento umano e artistico. Un modo di dire che non serve spostarsi per trovare la propria realizzazione.






