Il 29 marzo 2015, a sessantotto anni, ci lasciava il Prof. Franco Veneziano, una figura di primissimo piano nel panorama politico della sinistra calabrese. La sua scomparsa, avvenuta presso la divisione di Rianimazione dell’Ospedale N. Giannettasio di Corigliano-Rossano, ha lasciato un vuoto che, a distanza di dieci anni, non è mai stato colmato.
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Una figura tanto di spicco nella vita politica quanto nel contesto sociale, Franco Veneziano ha anche avuto un’intensa carriera di docente, guadagnandosi il rispetto e l’affetto di numerosi studenti che ancora oggi lo ricordano con stima. La sua vita personale, accanto alla moglie e ai figli, è stata un esempio di dedizione e integrità, ma soprattutto di amore per la comunità e la collettività.
Veneziano amava definirsi “un uomo di parte”, ma la sua era una “parte” che non temeva il pensiero critico e la distanza rispetto alle logiche dominanti. La sua indipendenza intellettuale, il suo spirito di servizio e la sua coerenza politica gli hanno permesso di portare avanti battaglie importanti, sempre con rigore etico e morale. Senza mai cedere al compromesso, ma con il desiderio di dare concretezza alle sue idee, Franco ha incarnato il valore dell’onestà politica, un valore che ha praticato con azioni, non con parole vuote.
Un impegno che non ha mai smesso di essere apprezzato, come testimoniano i numerosi momenti condivisi insieme a chi ha avuto il privilegio di lavorare al suo fianco. In particolare, il Comitato per l’Ospedale Unico della Sibaritide è stato uno degli ambiti in cui il suo contributo si è rivelato fondamentale. Lì, insieme all’On. Giovanni Dima, già assessore regionale, e a Franco Pacenza, consulente della Giunta Regionale, Veneziano ha dimostrato quella capacità critica acuta ma anche la lucidità propositiva che caratterizzava la sua figura.
Tuttavia, a dieci anni dalla sua morte, il ricordo di Franco Veneziano sembra essere sfumato, nonostante l’importante eredità politica, sociale e umana che ci ha lasciato. È oggettivamente imbarazzante constatare che, dopo dieci anni, non vi sia stata alcuna commemorazione ufficiale in sua memoria, né un’iniziativa simbolica che ricordasse il suo contributo alla comunità, come intitolargli una strada, una piazza o un luogo significativo. La sua morte ha segnato un indebolimento della sinistra calabrese, ma anche della democrazia stessa a Corigliano-Rossano, un impoverimento culturale che si riflette nell’incapacità di riconoscere il valore di una personalità che, con il suo impegno, ha cercato di risvegliare coscienze ormai assopite.
Franco ha sempre avuto il coraggio di fare delle sue idee una bandiera, ma è anche stato un uomo libero, capace di autonomia di pensiero, che non ha mai avuto paura di mettere in discussione anche le logiche interne al suo stesso partito. La sua scomparsa ci ha privato di una voce critica e di una risorsa intellettuale che non può essere dimenticata.
A sua moglie e ai suoi figli, in questa ricorrenza, vanno i miei più affettuosi pensieri. A Franco, invece, un grazie profondo, perché se oggi sono convinto che l’onestà sia un valore fondamentale, lo devo certamente anche a lui. La sua memoria è la nostra eredità più preziosa, e non dobbiamo permettere che svanisca nel silenzio.
Ing. Fabio Pugliese