…e San Paolo se ne va, racconto di Martino A. Rizzo

…e San Paolo se ne va! Lascerà definitivamente Rossano anche lui.

Stava lì da una vita, su una casa quasi a metà strada dell’antica scorciatoia che una volta collegava Rossano Centro e Rossano Stazione a ricordare che lui col suo bastone e col suo libro era arrivato anche a Rossano. Infatti numerosi furono i viaggi missionari del Santo: in Asia Minore, nella Grecia, in Spagna e infine a Roma. Per questo spesso è rappresentato col bastone del viandante ma anche con un libro in mano perché, oltre ai numerosi viaggi, l’altra sua peculiarità era lo scrivere molto, lettere indirizzate ai diversi popoli. E viandanti erano quelli che facevano a piedi il tragitto tra Rossano e la Stazione e, a metà strada, vedendo l’immagine di San Paolo, si sentivano rincuorati.

Non si conosce la data del dipinto di San Paolo, né l’autore, ma la località si chiama appunto “San Paolo” e qualche mente gentile volle solennizzarla con l’effigie del Santo affrescata a olio su una lamiera (cm. 100 x 50) appoggiata a una facciata del casolare. Fino al XVI secolo il fondo è appartenuto alla famiglia Martucci ed è possibile che un membro della famiglia di nome Paolo abbia dato il nome anche alla località. Comunque il legame con la famiglia Martucci rimase e nel 1992 donna Jacobella Martucci fece restaurare il dipinto a proprie spese al pittore rossanese Aldo Moschetto.

Alla base del dipinto c’era scritto “Sancte Paule apostole praedicator veritatis et doctor gentium intercede pro nobis”, ma ormai le parole sono quasi illeggibili. D’altra parte come le parole sono scomparse anche le persone che vivevano nel casale che ospita il dipinto. Questa casa, se dal lato della strada sembra piccolina, dal lato opposto, lato mare, mostra il pianterreno con due stanze e la stalla e al primo piano altre tre stanze, ormai tutto in stato di completo abbandono.

Chissà chi vi risiedeva? Di sicuro lavoravano la terra che, essendo al confine con la scorciatoia, era molto in vista. Viaggiando con la fantasia è possibile immaginare i saluti con le persone che transitavano: “boni passati”, “va’ cuntenti”, “cuntenti te vistə” e se il passaggio avveniva nei mesi caldi durante l’ora di cena all’aperto di sicuro non mancava un “favorisci, viviti nu biccheri e vinə eccussì t’asciutti i sururi”.

Un mondo che non esiste più. La vita, la fatica, le relazioni sociali, l’abbandono della terra, lo spopolamento di alcune aree hanno colpito il mondo contadino di una volta che ormai è scomparso e dimenticato.

«È una civiltà che scompare, e su di essa non c’è da piangere, ma bisogna trarre, chi ci è nato, il maggior numero di memorie». Questo dice Corrado Alvaro in “Gente in Aspromonte” rispetto al mondo agro-pastorale calabrese. Non è un caso se usa il termine «civiltà» mentre lascia pagine indimenticabili sulle bellezze e sulle miserie del Sud. Poi lancia un monito: “Trarre, chi ci è nato, il maggior numero di memorie”. E questa è una responsabilità individuale e collettiva, di cui essere consapevoli e che ognuno deve onorare secondo le proprie possibilità e capacità.

Martino Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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