A Reggio i candidati puntano sulla squadra, nello Ionio silenzio. Eppure numeri e imprese ci sono per costruire un progetto serio – A Reggio Calabria il calcio entra nei programmi elettorali. I candidati lo scrivono nero su bianco: riportare la Reggina in Serie A. Non è un dettaglio. È una scelta precisa. Significa riconoscere che attorno al pallone si muove una comunità, girano risorse, cresce un’economia. Significa capire che esiste un legame diretto tra sport, turismo e occupazione. E allora la domanda è semplice: perché a Corigliano Rossano questo tema resta fuori da ogni agenda politica? Parliamo di una città di circa 80 mila abitanti. Una realtà grande, con energie, con imprenditori, con potenzialità. Eppure il calcio non entra mai nel dibattito serio. Non viene considerato un investimento, non viene trattato come un motore di sviluppo. Viene lasciato ai margini, come se fosse solo un passatempo. E invece non lo è. Noi oggi vediamo candidati che puntano sul calcio perché sanno che c’è un’attenzione sociale importante, numeri imponenti, un indotto, un turismo sportivo. Questo è il punto. È evidente. È sotto gli occhi di tutti. Ma qui no. Qui il silenzio è totale.
Corigliano e Rossano, oggi unite, potrebbero fare qualcosa che non è mai stato fatto: costruire una squadra capace di rappresentare tutto lo Ionio nei campionati professionistici. Sarebbe un risultato storico. Ma per arrivarci serve un passaggio chiave: mettere insieme le forze. Se tutto il discorso imprenditoriale fosse raccolto in un unico luogo per discutere come affrontare questo percorso, sarebbe importante. Non è un’idea astratta. È un metodo. È organizzazione. È visione. Il problema è sempre lo stesso: gli imprenditori non vengono chiamati. Non vengono coinvolti. Non esiste un tavolo stabile. Non esiste un coordinamento. E questo pesa. Eppure gli imprenditori ci sono. Molti imprenditori hanno potenzialità enormi. Alcuni investono nel sociale, altri prendono da questa città ma non danno nulla. È una fotografia chiara. Non tutti fanno la stessa cosa, ma le risorse esistono. Vanno orientate.
Oggi ci sono due o tre squadre. Ognuna resta nel proprio spazio. Tutte nei dilettanti. Ogni presidente difende la propria posizione, ed è legittimo. Ma così non si cresce. Così si resta fermi. Serve un passo avanti. Serve superare le divisioni. Serve un progetto unico. E serve anche immaginare qualcosa di più grande. Uno stadio moderno, tra Corigliano e Rossano, da 25 o 30 mila posti. Non solo tribune. Un’area viva, con servizi, ristorazione, attività commerciali. Una struttura affidata a privati per la gestione. Questo significa creare economia vera. Perché il calcio non è solo novanta minuti. È movimento di persone. È città piena due domeniche al mese. È b&b occupati, alberghi pieni, ristoranti che lavorano. È visibilità nazionale. È il nome della città che gira, che entra nei notiziari, che arriva ovunque. E allora torna la domanda: perché tutto questo non interessa alla politica locale? Com’è possibile che ci siano ancora sindaci che non chiamino a raccolta imprenditori per mettere insieme un progetto? Non è una provocazione. È un fatto. Stiamo perdendo occasioni. Occasioni concrete.
Corigliano Rossano è una delle città più grandi della Calabria. Eppure non ha una squadra nei professionisti. È un’anomalia. È una mancanza di visione. Qui il calcio è vissuto ogni giorno. La passione c’è. L’entusiasmo c’è. La partecipazione c’è. Ma manca chi guida questo processo. La politica, oggi, non mostra empatia. Non coglie il valore sociale ed economico di questo mondo. E invece il calcio produce lavoro, visibilità, marketing, consenso, entusiasmo. Produce identità. È il momento di smettere con i campanili. Di mettere da parte le sciarpe. Di pensare in grande. Perché le condizioni ci sono. Ma il tempo passa.
Matteo Lauria – Direttore I&C
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