C’è un nodo che il nostro sistema continua a non sciogliere: il rapporto malato tra politica, denaro e consenso. Si tratta di una tipologia di reati che resta centrale e diffusa più di quanto si voglia ammettere: voto di scambio e corruzione. Non sono episodi isolati, ma pratiche che riemergono con inquietante regolarità nelle inchieste giudiziarie.
Per questo avevo sostenuto il sì al referendum. Non lo consideravo una soluzione completa, ma un primo passo verso un sistema investigativo più efficace e moderno. Un segnale, almeno, nella direzione giusta. Oggi, invece, si ha la sensazione opposta: mentre le indagini fanno il loro corso, lo Stato appare spesso in ritardo, quando non del tutto assente.
Basta leggere alcuni atti di una recente operazione per rendersi conto che il meccanismo è ancora lo stesso: tangenti, imprese coinvolte, lavori pubblici piegati a interessi privati e, sullo sfondo, la ricerca sistematica di voti. Il consenso non si costruisce sul merito, ma si compra, si orienta, si gestisce.
E così accade che chi viene eletto non rappresenti sempre un modello di democrazia, ma finisca per incarnare logiche di malaffare. È un cortocircuito grave. Perché nel frattempo queste persone amministrano risorse pubbliche, decidono, influenzano territori. E quando arrivano le responsabilità, se arrivano, passano anni. Processi lunghi, prescrizioni, esiti incerti.
Nel frattempo il sistema va avanti. E il Paese, che avrebbe enormi potenzialità, resta fermo. Non cresce come potrebbe, non si libera da zavorre evidenti. Il problema non è solo economico, ma culturale e istituzionale.
Serve una presa di coscienza seria. Non a parole, non nelle dichiarazioni di circostanza. Serve riconoscere che il fenomeno esiste ed è ancora radicato. Altrimenti resta solo un’alternativa: rassegnarsi e convivere con tutto questo.
Ma allora almeno evitiamo il teatro del moralismo di facciata. Perché il problema non è nascosto. È sotto gli occhi di tutti. E continua a pesare sul futuro del Paese.
Matteo Lauria – Direttore I&C
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |






