Editoriale | Fusione, basta contabilità territoriale: Corigliano Rossano cresca come una sola città

C’è un equivoco che continua ad accompagnare il dibattito pubblico sulla fusione tra Corigliano e Rossano. Un equivoco che rischia di impoverire il senso stesso di quella scelta storica e di trasformare un progetto ambizioso in una continua contabilità territoriale. Ogni volta che si realizza un’opera a Corigliano qualcuno chiede cosa si stia facendo a Rossano. E viceversa. Come se la fusione dovesse funzionare con il bilancino, con la fettuccina, con la logica della compensazione permanente.

Non è questo lo spirito con cui è nata Corigliano Rossano.

Nei giorni scorsi siamo finiti al centro di alcune critiche solo per avere dedicato un editoriale alle operazioni imprenditoriali che stanno interessando il Lido Sant’Angelo grazie all’iniziativa di operatori turistici privati. Investimenti, cambi di destinazione, interventi destinati ad incidere sulla vocazione turistica dell’area e che saranno resi pubblici meglio nei prossimi giorni. Da lì è partita una riflessione più ampia sul territorio e sulle sue potenzialità. Qualcuno ha sostenuto che si sia parlato poco di Schiavonea. Francamente sorprende. Schiavonea è stata sempre raccontata per ciò che rappresenta: la vera “Rimini dello Ionio”, il cuore turistico più conosciuto e popolare della costa. Lo abbiamo scritto e ribadito infinite volte. Persino in queste ore ci sono arrivati messaggi e collegamenti per segnalarci l’apertura di nuove attività commerciali, come quella di Ponzio, storica pizzeria che ha scelto proprio Schiavonea.

Ma il punto non è questo.

Il punto è che non si può continuare a leggere ogni notizia attraverso il filtro delle rivalità territoriali. Non si può pretendere che ogni intervento debba automaticamente avere il suo equivalente geografico dall’altra parte della città. Dove ci sono priorità, emergenze, opportunità o investimenti, lì bisogna intervenire. Questo dovrebbe essere il criterio dominante di una città moderna di ottantamila abitanti. Attribuire alla fusione la responsabilità della chiusura di negozi, dei disagi o delle difficoltà economiche significa confondere i piani. La fusione non c’entra con certe dinamiche che riguardano trasformazioni economiche, crisi commerciali o mutamenti sociali che interessano tutti i territori. La fusione, invece, ha avuto e continua ad avere un’altra funzione: aumentare il peso istituzionale della città, rafforzarne l’autorevolezza, migliorare la capacità di intercettare finanziamenti pubblici, consentire la realizzazione di opere che probabilmente, separatamente, sarebbero state più difficili da ottenere.

Ed è esattamente ciò che sta accadendo.

Naturalmente il processo è ancora incompleto. Ci sono passaggi simbolici e amministrativi che attendono di essere definiti. Il gonfalone del Comune, il ruolo dei municipi, la costruzione di una vera area baricentrica capace di concentrare uffici e funzioni pubbliche. Tutte questioni importanti. Ma soprattutto c’è una partita culturale ancora aperta. Ed è forse quella più delicata. I processi culturali non si impongono per decreto. Richiedono tempo, maturazione, luoghi condivisi, esperienze comuni. Ecco perché sarà decisivo realizzare infrastrutture capaci di unire realmente le due comunità. L’ospedale unico, ad esempio, potrà rappresentare molto più di una struttura sanitaria: potrà diventare un luogo identitario comune. Così come sarebbe utile iniziare a concepire grandi eventi pensati per l’intera città e non per singole appartenenze territoriali. Pensiamo all’area del Patirion, spazio straordinario che potrebbe ospitare concerti importanti, iniziative culturali di grande richiamo, appuntamenti capaci di parlare a tutta Corigliano Rossano senza la necessità di sdoppiare ogni evento per rispettare vecchie appartenenze.

Serve uno scatto di maturità.

La fusione non può essere osservata con uno sguardo provinciale, fatto di confronti continui e sospetti reciproci. Una città grande ha bisogno di una visione grande. E la vera sfida, oggi, non è stabilire se si faccia prima qualcosa a Corigliano o a Rossano. La vera sfida è costruire finalmente una comunità che inizi a ragionare come una sola città.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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