Editoriale | Ionio, tavole senza identità: il mare c’è ma non si sente nel piatto

C’è un paradosso che riguarda l’intera fascia costiera ionica del cosentino: si vive accanto al mare, ma spesso quel mare non arriva nel piatto. Nei ristoranti della zona, salvo rare eccezioni, manca ciò che altrove è immediato: il sapore autentico del pescato, il profumo che racconta la giornata appena trascorsa tra reti e barche. Chi frequenta la costiera amalfitana conosce bene la differenza. Lì, ogni portata restituisce una sensazione precisa: freschezza, semplicità, rispetto della materia prima. Non è solo cucina, è cultura gastronomica strutturata. Sullo Ionio, invece, domina una proposta ripetitiva: linguine allo scoglio standardizzate prive di freschezza dove manca il profumo di mare, pesce spada spesso non locale, prodotti congelati che cancellano ogni legame con il territorio.

Eppure le condizioni per fare bene ci sono tutte. Esiste un mercato ittico a Schiavonea, il pescato arriva davvero fresco. Il problema è ciò che accade dopo: quel prodotto prende altre strade, raggiunge grandi città o altre regioni, mentre sulle tavole locali arriva una qualità inferiore. Un cortocircuito che penalizza l’intera filiera.

La questione non è solo culinaria. È economica. Dove la ristorazione cresce in qualità, cresce anche l’occupazione. In costiera amalfitana (e non solo) il settore crea lavoro, genera indotto, attira visitatori. Qui, invece, molte attività restano ferme a un livello ordinario, incapaci di sviluppare un sistema che produca valore diffuso.

Alla base c’è un nodo culturale: poca professionalizzazione, improvvisazione diffusa, ricerca del guadagno immediato. Ma questa impostazione ha un limite evidente. Trascurare la qualità significa rinunciare a una fetta importante di turismo, quello enogastronomico, che oggi rappresenta una leva concreta per l’economia locale.

Serve una presa di coscienza. Non bastano mare e tradizione per costruire un’offerta credibile. Occorre investire in formazione, selezione delle materie prime, identità culinaria. Valorizzare ciò che già esiste, senza scorciatoie.

Perché la qualità non è un costo. È un investimento. E soprattutto, è l’unica strada per trasformare una risorsa naturale in opportunità reale.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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