L’editoriale di Matteo Lauria – Per un un singolo reparto si organizzano proteste e manifestazioni. Si presentano interrogazioni, si convocano assemblee e si lanciano appelli. Quando, invece, si tratta di rivendicare una nuova Provincia, un ospedale hub e un’autonoma organizzazione sanitaria territoriale, la stessa classe dirigente diventa improvvisamente silente.
È questa l’anomalia politica che attraversa la Sibaritide e il Crotonese. La classe dirigente e pezzi della società cosiddetta “civile” si concentrano sulle singole emergenze, ma tacciono davanti alla possibilità di modificare l’assetto istituzionale dal quale dipende anche il peso del territorio nella programmazione sanitaria, e non solo!
La proposta della Provincia della Magna Grecia, con Corigliano-Rossano e Crotone nel ruolo di doppio capoluogo e un bacino di oltre 430mila abitanti, non rappresenta soltanto una rivendicazione amministrativa. Aprirebbe una prospettiva nuova anche per la sanità: una diversa pianificazione territoriale, il riconoscimento di un ospedale hub e la possibilità di costruire un assetto comprendente un’Azienda ospedaliera e un’Azienda sanitaria provinciale.
Il nuovo ospedale della Sibaritide, ormai cantierizzato, potrebbe tradursi da spoke ad Hub, garantendo prestazioni e servizi specialistici non previsti nello spoke.
È qui che la battaglia sulla Provincia incontra quella per l’ospedale hub. Ed è qui che il silenzio della politica diventa difficile da giustificare.
L’istituzione della Provincia creerebbe il presupposto istituzionale per rivendicarli con maggiore forza e coerenza. Un territorio riconosciuto come Provincia, soprattutto se demograficamente corposa, avrebbe un peso diverso nella definizione della rete ospedaliera e nell’organizzazione delle aziende sanitarie.
Perché allora tante energie vengono spese per difendere un singolo reparto e così poche per costruire l’assetto che potrebbe garantire servizi più forti e stabili?
La risposta più scomoda è anche quella più politica. Una vertenza locale può essere condotta senza mettere realmente in discussione gli equilibri regionali. Si può protestare contro la carenza di medici, chiedere la riapertura di un servizio o denunciare i problemi di un pronto soccorso senza sfidare fino in fondo i centri nei quali vengono distribuiti potere, risorse e funzioni.
La Provincia della Magna Grecia, invece, porrebbe una questione di riequilibrio territoriale. Chiederebbe di trasferire competenze, funzioni e capacità decisionale verso la fascia ionica. Costringerebbe la politica regionale e nazionale a confrontarsi con un territorio di oltre 430mila abitanti che reclama un proprio ruolo istituzionale.
Per sostenere questa proposta bisogna quindi esporsi. Bisogna affrontare le resistenze dei poteri centralisti, superare le rivalità municipali e rinunciare alla comodità delle battaglie simboliche. Bisogna avere il coraggio di chiedere non una concessione occasionale, ma una diversa distribuzione del potere.
È molto più semplice guidare una protesta per un reparto. Si ottiene visibilità immediata, si pronunciano parole dure e si può attribuire ad altri la responsabilità dell’emergenza. Costruire una nuova Provincia richiede invece studio, alleanze, continuità e una visione che superi la durata di una campagna elettorale.
Questo è il vero nanismo politico: non occuparsi delle piccole cose, che restano importanti, ma accontentarsi esclusivamente di quelle. Significa combattere per una stanza mentre si rinuncia a progettare l’intero edificio. Significa chiedere ogni volta che venga riparata una falla senza intervenire sull’assetto che continua a produrla.
Difendere i reparti è necessario. Ma non può essere l’unico orizzonte di una classe dirigente. La salute dei cittadini non si tutela attraverso una successione infinita di proteste, ciascuna legata all’emergenza del momento. Servono strutture adeguate, competenze, personale e soprattutto una programmazione costruita sulle reali dimensioni demografiche e territoriali dell’area.
La Provincia della Magna Grecia offrirebbe il quadro nel quale discutere il futuro dell’ospedale della Sibaritide come hub, l’istituzione di un’Azienda ospedaliera e la riorganizzazione dell’Azienda sanitaria provinciale. Sono obiettivi molto più incisivi della sopravvivenza precaria di un singolo reparto, perché riguardano la capacità del territorio di governare la propria sanità.
La proposta può essere migliorata e sottoposta a un confronto rigoroso. Non può essere rimossa per paura di disturbare gli equilibri esistenti. Chi la considera sbagliata dovrebbe spiegare perché. Chi la ritiene utile dovrebbe avere il coraggio di sostenerla apertamente.
Il silenzio, invece, tutela soltanto l’assetto attuale: un territorio frammentato, costretto a presentarsi ogni volta con il cappello in mano per difendere ciò che resta.
Alla politica della Sibaritide e del Crotonese va posta una domanda semplice: vuole continuare a protestare per ogni reparto oppure intende battersi per una Provincia, un ospedale hub e un’organizzazione sanitaria all’altezza di oltre 430mila cittadini? Da questa risposta si misurerà la qualità della sua classe dirigente.
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