La mancata realizzazione (finanziata la progettazione) a quattro corsie della statale 106, nel tratto tra Corigliano-Rossano e Crotone, incide direttamente sui conti pubblici e sul futuro dell’aeroporto di Crotone. Non è una tesi, è un dato di fatto.
I flussi di passeggeri si concentrano su Lamezia Terme, seguono su Reggio Calabria e solo dopo raggiungono lo scalo crotonese. Questa distribuzione non nasce da una scelta libera dei cittadini, ma da un sistema di collegamenti disfunzionale.
Nel 2025 l’aeroporto di Crotone registra numeri positivi, ma resta sostenuto dai fondi regionali. La Regione Calabria interviene perché il bacino naturale dello scalo non riesce a esprimersi pienamente. La causa è nota ed è infrastrutturale.
La Sibaritide e il Crotoniate rappresentano un’area continua sotto il profilo geografico, economico e produttivo. Separarle attraverso una rete stradale inadeguata significa spezzare i flussi, allungare i tempi, spingere passeggeri verso altri scali. Si spera, in prospettiva, che con l’ultimazione dei lavori di elettrificazione della tratta ferrata i tempi possano essere più ragionevoli.
Il tratto ionico della 106 tra Corigliano-Rossano e Crotone è oggi il più critico dell’intero asse. Attraversamenti urbani, carreggiate strette, limiti costanti rendono il viaggio lungo e incerto. In queste condizioni i flussi dalla Sibaritide non raggiungono Crotone. Molti passeggeri della Sibaritide, infatti, preferiscono allungarsi a Lamezia o addirittura a Bari Palese.
Il risultato è evidente. Lo scalo di Crotone non intercetta una domanda che esiste e la Regione è costretta a intervenire con risorse pubbliche per garantirne l’operatività. Un costo che grava sulla collettività e che si potrebbe evitare se si lavorasse nella direzione di mettere insieme interessi congiunti tra aree similari.
Una strada moderna e continua tra Sibaritide e Crotoniate rafforza lo scalo di Crotone, amplia il bacino di utenza e riduce la necessità di contributi pubblici. Questa connessione manca ed è il punto centrale del problema.
Le scelte compiute negli anni hanno favorito altri assi viari, isolando l’area ionica e penalizzando territori che producono economia. Il prezzo di questa impostazione lo pagano i cittadini, non chi decide.
Finché la mobilità continuerà a essere gestita senza una lettura unitaria del territorio, la Calabria continuerà a spendere per correggere errori strutturali invece di prevenirli.La statale 106 incompleta tra Corigliano-Rossano e Crotone limita i flussi verso lo scalo ionico e pesa sulle finanze regionali
Matteo Lauria – Direttore I&C
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