Congestione, carenze e sicurezza: Corigliano Rossano pesa solo per chiedere rinforzi – Castrovillari soffre. E soffre proprio nel settore più delicato: il penale. Lo certifica la relazione inaugurale della presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, che parla di aumento delle pendenze nell’area GIP-GUP e nel dibattimento penale. Non un dettaglio tecnico, ma un segnale politico e istituzionale preciso. Nella stessa relazione si chiarisce che questo sovraccarico è dovuto a due fattori: la carenza di organico e l’eredità dei fascicoli dell’ex tribunale di Rossano. Tradotto: l’accorpamento ha prodotto congestione. Esattamente ciò che da anni si denuncia, mentre per molto tempo si è sostenuto il contrario pur di giustificare l’accorpamento!
E qui nasce la prima, grande contraddizione. Quando si discute oggi di potenziare Castrovillari, si afferma che l’utenza di Corigliano Rossano pesa, che ha determinato un carico eccessivo, che servono più magistrati e più personale. Quando invece si decise di chiudere il tribunale di Rossano, la tesi era opposta: locali sovrabbondanti, struttura adeguata, piena capacità di governare un bacino vastissimo. Allora tutto funzionava, oggi no. Una narrazione che non regge più e che ha tutta le sembianze della beffa!
Il dato più grave è che questa sofferenza riguarda il penale. Non un settore qualunque, ma quello che incide direttamente sulla sicurezza dei cittadini. Qui non si parla di controversie civili o pratiche amministrative. Qui si parla di una terra che convive con ’ndrangheta, traffico di droga, traffico di armi, caporalato, corruzione, furti, scippi, rapine, aggressioni. Una realtà complessa, che oggi vive un allarme sicurezza evidente.
In questo contesto, dire che la giustizia funziona solo perché si arresta non basta. La repressione non si misura con le manette, ma con la capacità di portare i procedimenti a sentenza in tempi ragionevoli. Un tribunale congestionato non reprime, rallenta. E il rallentamento produce un effetto devastante sulla percezione collettiva: arresti che non diventano processi rapidi, processi che si trascinano, misure che decadono.
È così che nasce la convinzione diffusa secondo cui «li prendono oggi e domani sono fuori». Non è propaganda da bar, ma la conseguenza diretta di un sistema sotto pressione. Tutto questo smentisce clamorosamente le promesse fatte al momento dell’accorpamento. Si disse che la giustizia sarebbe migliorata, che l’efficienza sarebbe aumentata, che la razionalizzazione avrebbe prodotto benefici. Oggi, a distanza di anni, i numeri raccontano l’opposto: Castrovillari è in sofferenza e lo è nel cuore dell’attività repressiva.
Ed è qui che torna, inevitabile, il tema della riapertura del tribunale di Corigliano Rossano. Non come bandiera identitaria, ma come soluzione concreta. Riportare un presidio di giustizia in una città di 80 mila abitanti significa alleggerire Castrovillari, rendere più efficiente il penale, ridare equilibrio a un territorio intero. Un tribunale non è solo un simbolo dello Stato. È anche prestigio istituzionale, riconoscimento amministrativo, indotto economico e professionale. Senza un presidio di giustizia, Corigliano Rossano viene percepita nei ministeri come un centro marginale. È questa la vera anomalia: una città grande trattata come periferia, mentre realtà molto più piccole mantengono tribunali attivi.
Oggi siamo davanti all’ultima occasione. L’istruttoria in corso presso la Commissione Giustizia rappresenta l’ultimo passaggio utile. Se questo treno passa, difficilmente ce ne sarà un altro. Eppure, non si avverte una mobilitazione vera. Né tra i cittadini, né tra gli ordini professionali, né nella politica. Tutte le aspettative sono state riposte sul senatore Ernesto Rapani. Ma vi sembra normale? E’ tipico di questa città scaricare sugli altri o su singoli per poi criticare! Manca quel fermento territoriale oggi più che mai indispensabile. Se si perde questa partita, al ripristino di un tribunale sullo jonio si potrà porre la parola fine. E il fallimento sarà di tutti: di chi vive delegando, di chi politicamente auspica una sconfitta, di imprenditori e professionisti, di sindaci e sindacalisti. Come generazione ne usciremo tutti sconfitti!
Si discute di tutto, talvolta discussione davvero inutili, pur di incassare una manciata di visibilità. Si diffondono comunicati sterili, si perde tempo. Intanto, una scelta decisiva rischia di sfumare nel silenzio generale se non si trasmette quel fermento necessario di una collettività che sembra anestetizzata. Se anche questa occasione verrà persa, non si potrà parlare di fatalità. Sarà una responsabilità collettiva. E sarà l’ennesima dimostrazione di una città che fatica a comprendere il proprio futuro. Senza giustizia efficiente non c’è sicurezza. Senza sicurezza non c’è crescita. E senza consapevolezza, il declino diventa una certezza.
Matteo Lauria – Direttore I&C
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