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Editoriale. L’assenza delle aree vallive nelle battaglie sociali della costa jonica

Matteo Lauria

L’importanza dell’omogeneità territoriale nella formazione di nuovi organismi amministrativi è un tema di rilievo, troppo spesso trascurato nel dibattito pubblico. La necessità di creare entità territoriali che siano coerenti nelle loro problematiche e potenzialità rappresenta una sfida fondamentale per il futuro di molte aree del nostro Paese, specialmente quelle marginalizzate o distanti dai grandi centri urbani. È per questo motivo che la proposta di una nuova provincia lungo il tracciato costiero jonico merita un’attenzione particolare. Questa soluzione non solo risponderebbe alle esigenze concrete del territorio, ma permetterebbe anche di affrontare in modo unitario battaglie sociali e infrastrutturali che altrimenti rimarrebbero frammentate.

L’ultimo esempio in tal senso riguarda la questione delle pale eoliche, che vede una importante mobilitazione da Corigliano-Rossano fino a Crotone. Questo movimento dimostra come i territori costieri siano uniti da problematiche comuni, con una capacità di reazione coordinata. Ma se allarghiamo lo sguardo alle aree vallive, come Castrovillari o Cosenza, è evidente che la stessa battaglia non trova la stessa eco. E questo non perché manchi una coscienza civica o una sensibilità verso le questioni ambientali, ma per un motivo molto più semplice: si tratta di realtà territoriali con priorità diverse, che non vivono le stesse urgenze.

È fisiologico che ogni comunità guardi al proprio “orticello”, come sottolinea una nota espressione popolare. Tuttavia, in questo contesto culturale e sociale, l’errore sta proprio nel non riconoscere l’importanza di aggregare territori che condividano un’identità e delle problematiche simili. Le aree vallive, ad esempio, raramente si sono impegnate nelle battaglie per la statale 106, per l’elettrificazione della costa jonica o contro le trivellazioni e il rigassificatore. E come dargli torto? Questi temi non rappresentano le loro priorità, perché non toccano direttamente il loro tessuto sociale ed economico.

Perché, dunque, non si tiene conto dell’omogeneità territoriale nella pianificazione e nella creazione di nuove province? I meccanismi culturali che si innescano sono complessi e legati spesso a retaggi storici o interessi politici locali. Tuttavia, la proposta di una provincia costiera con doppio capoluogo, Corigliano-Rossano e Crotone, appare non solo sensata, ma addirittura necessaria. Questa soluzione rispetterebbe anche i crismi della legge Delrio dal punto di vista demografico, molto più della proposta di una provincia Sibaritide-Pollino, che invece mescola territori con esigenze e vocazioni troppo diverse.

L’omogeneità territoriale non è solo una questione di vicinanza geografica, ma riguarda la condivisione di progetti di sviluppo e di battaglie sociali. La costa jonica, con le sue lotte per le infrastrutture, per l’ambiente e per il progresso economico, merita di essere rappresentata da un’entità amministrativa che comprenda appieno queste necessità. Ignorare questa evidenza significa lasciare che continuino a prevalere le divisioni interne, penalizzando i territori che invece potrebbero crescere e prosperare attraverso una gestione unitaria e coesa.

La creazione di una nuova provincia costiera jonica non è solo una scelta logica, ma una scelta di giustizia sociale. Dobbiamo riconoscere e valorizzare ciò che unisce questi comuni, non solo ciò che li divide. Solo così potremo affrontare le sfide del futuro con una voce unica e più forte.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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