![]() |
![]() |
![]() |
L’esempio dei fondi dell’agenda urbana, destinati a città come Cosenza, Catanzaro e Reggio, mentre Corigliano Rossano e Crotone restano escluse, è soltanto la punta dell’iceberg di un problema più ampio. Queste città storiche non solo detengono il monopolio in vari settori cruciali come giustizia, sanità, infrastrutture e gestione dei servizi, ma controllano anche i poteri decisionali istituzionali e politici.
Il motivo di questa disparità è evidente: l’assenza di una provincia sufficientemente popolosa. Con soli 150 mila abitanti, come nel caso di Vibo e Crotone, non si può aspirare a un reale sviluppo e a una giusta distribuzione delle risorse. Per esempio, per avere un ospedale hub, servirebbe un dato demografico di almeno 350 mila abitanti. La nuova Provincia Ionica sarebbe di circa 420mila abitanti ed entrerebbe a pieno titolo nella famosa cabina di regia.
Tuttavia, il potere non è nelle mani di pochi, ma dei cittadini stessi. È solo attraverso una forte pressione sociale, una mobilitazione diffusa e costante, che si potrà finalmente ottenere il cambiamento tanto necessario. Se la comunità ionica si unirà e farà sentire la propria voce, allora qualcosa si muoverà. Altrimenti, rischiamo di restare ancorati alla cultura del cappello in mano, dipendenti dalle decisioni altrui e privi del futuro che meritiamo. Le contrazioni dell’attuale situazione colpisce tutte le famiglie: chi non ha un figlio in casa costretto a lasciare questa terra? Chi non si reca per cure in strutture sanitarie del centro nord? Chi non è costretto a fare investimenti cospicui per mantenere i figli all’università? E via discorrendo… E allora smettiamola di stare alla finestra, ma mobilitiamoci…
Matteo Lauria – Direttore I&C





