Editoriale | Pistole in collina, città nel panico: sicurezza e lavoro nodi irrisolti

Tre uomini incappucciati, pistola in mano, irrompono in un’abitazione in una zona di collina del Rossanese. È pieno giorno. In casa c’è un uomo in quel momento da solo. Proviamo a fermarci un istante e a immaginare quei minuti: il rumore improvviso, i volti coperti, l’arma puntata. La paura che blocca il respiro.

È accaduto sotto il sole, non nel buio della notte. Un dettaglio che pesa e che dice molto. Le indagini sono partite. C’è fiducia nel lavoro degli investigatori e l’auspicio è chiaro: individuare e assicurare alla giustizia i responsabili. I reati vanno perseguiti, senza attenuanti.

Ma sarebbe miope fermarsi al fatto di cronaca, così come far passare in rassegna la notizia per poi dimentare il tutto a distanza di poche ore. Il problema resta. In questi giorni abbiamo raccontato la manifestazione sulla sicurezza a Schiavonea. Non è un episodio isolato, né riguarda solo un quartiere. L’intera Corigliano Rossano, l’intero comprensorio,  sono coinvolti, dai centri storici alle contrade.

L’acuirsi di scenari inquietanti alimenta tensione nella comunità. Si vive con l’ansia. C’è chi ha paura di restare solo in casa. Chi guarda con sospetto ogni rumore. Chi teme che, da un momento all’altro, qualcuno possa puntargli una pistola alla tempia.

Di fronte a questa recrudescenza occorre andare più a fondo. Perché si arriva a tanto? Guadagno facile? Disperazione? Qualunque sia la spinta, nulla giustifica la violenza.

Eppure un dato resta sotto gli occhi di tutti: la vera emergenza è il lavoro. Senza occupazione si scivola nell’insicurezza sociale. Quando manca uno stipendio stabile, quando non si riesce a mantenere una famiglia, quando non si sa come pagare le spese, la vita diventa un peso insostenibile.

In città questa realtà è nota, ma non viene trattata come priorità. Se ne parla da sempre, quasi fosse un tema consumato. E invece è il punto da cui ripartire. Basterebbe mettersi nei panni di chi non ha entrate e non vede prospettive.

Il messaggio che sentiamo di lanciare è semplice: rimettiamo al centro l’occupazione. Servono politiche capaci di creare posti nel terziario, nel turismo, nell’agricoltura, nell’industria. Spetta alla politica scegliere la direzione. Non è più accettabile restare fermi.

In gioco non c’è solo l’ordine pubblico. Ci sono la dignità delle persone, la possibilità di costruire una famiglia, il futuro dei giovani, le pensioni, il destino delle comunità che si svuotano.

La sicurezza non si garantisce solo con più controlli. Si costruisce anche offrendo alternative concrete. Senza lavoro cresce il disagio. E il disagio, prima o poi, presenta il conto.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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