C’è un punto da cui partire, senza equivoci. L’analisi proposta da Luca Latella (in un articolo pubblicato su calabria7.news) offre uno spunto utile e serio per riflettere su una misura che divide: il reddito di merito. È giusto ringraziarlo, perché mette sul tavolo dubbi reali, che meritano attenzione. Ma accanto a quei dubbi, ce n’è un altro che forse va affrontato con la stessa chiarezza: questa misura può avere un effetto immediato che spesso viene sottovalutato. Può contribuire a frenare la fuga degli studenti calabresi verso il Centro e il Nord. Oggi il percorso è quasi sempre lo stesso. Si parte dalla Calabria e si sale: prima Bari, poi Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Milano. In molti casi si va anche oltre, verso altri Paesi. Non è solo una scelta accademica. È una scelta economica, sostenuta quasi interamente dalle famiglie.
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Certo, resta il tema sollevato da Latella: dopo la laurea, cosa succede? Dove vanno questi giovani? È una domanda legittima. Nessuno può ignorarla. Ma qui emerge una contraddizione che non si può evitare. Se da un lato ci si chiede perché la Calabria non offra opportunità, dall’altro, quando si presentano progetti di sviluppo, spesso si resta fermi. Un esempio concreto arriva dall’area della Magna Grecia. Due proposte importanti: la creazione di un’area metropolitana nel Golfo di Taranto, da Gallipoli fino a Crotone, e una provincia con doppio capoluogo (Corigliano Rossano /Crotone), capace di unire territori con caratteristiche simili. Non si tratta di idee astratte. Parliamo di sviluppo, di infrastrutture, di turismo, di economia. Mettere insieme ventiquattro porti nello stesso bacino significa creare un sistema con potenzialità enormi. Collegare Ionio e Salento vuol dire generare movimento, lavoro, nuove prospettive. Eppure, su questi temi, gran parte della classe dirigente resta in silenzio. Nessuna spinta, nessuna presa di posizione forte. È una scelta legittima, ma ha un peso.
Perché poi diventa difficile sostenere che manchino opportunità se, quando si prova a costruirle, non si partecipa al confronto. Il problema non è solo il reddito di merito. Il problema è la coerenza. Non si può chiedere sviluppo e allo stesso tempo restare fermi davanti a progetti che potrebbero generarlo. Parlo dell’area metropolitana e della provincia della Magna Greacia ma in Calabria ce ne sono talmente tanti che muoiono sul nascere. Il contributo agli studenti, da solo, non cambierà il destino della Calabria. Ma può essere un tassello. Può aiutare a trattenere giovani, a sostenere le famiglie, a rafforzare il sistema universitario. Poi serve altro. Servono scelte, coraggio, visione. Servono progetti che vadano avanti senza essere bloccati o ignorati. Il rischio, altrimenti, è sempre lo stesso: formare giovani capaci e vederli partire. Non per scelta, ma per necessità. Il reddito di merito può essere l’inizio di un percorso. Ma perché funzioni davvero, deve essere accompagnato da un territorio che decide di credere in sé stesso.
Matteo Lauria – Direttore I&C






