Editoriale | Schiavonea, sicurezza e controlli: il posto fisso al Quadrato non basta

Il presidio fisso della Polizia di Stato al Quadrato Compagna di Schiavonea è una proposta che merita rispetto, così come meritano rispetto le donne e gli uomini impegnati ogni giorno nella tutela dei cittadini. Ma il tema della sicurezza, soprattutto dopo quanto accaduto negli ultimi mesi, impone una riflessione più ampia e meno rassicurante. Dalle sparatorie sul lungomare di Rossano di questa estate fino ad altri episodi registrati nell’area ionica e nei comuni vicini, i segnali arrivati sono stati chiari e preoccupanti. Da allora sostengo una linea diversa: la presenza dell’Esercito sul territorio. Che ha un ruolo di supporto alle forze dell’ordine. L’impiego dei militari è a carico dello Stato, riduce la pressione su Polizia e Carabinieri già impegnati su un’area vasta e complessa, e soprattutto offre un controllo visibile e diffuso. Un agente di Polizia in una stanza può essere utile per raccogliere segnalazioni o denunce, ma non impedisce che un reato avvenga a cento metri, a un chilometro o in una zona periferica. Diverso è l’effetto di mezzi militari che attraversano la città, di personale presente in più quartieri, di un controllo che si sposta e osserva. Un presidio che non resta immobile, ma intercetta le aree più esposte. I reati, spesso, non avvengono nei luoghi più illuminati o centrali, ma anche ai margini, dove l’assenza dello Stato si percepisce di più. Per questo un punto fisso, seppur centrale come il Quadrato Compagna di Schiavonea, rischia di diventare un simbolo più che una risposta. Se il posto al Quadrato sarà accompagnato da una presenza mobile, allora può avere un senso. Se resterà solo una stanza con un agente in attesa, la proposta apparirà limitata. La sicurezza non si garantisce con un indirizzo, ma con una presenza che si muove, controlla e dissuade.

Matteo Lauria – Direttore I&C

 

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