L’editoriale di Matteo Lauria – Ci mobilitiamo sulle questioni ordinarie e restiamo in silenzio sulla Provincia della Magna Graecia, la battaglia che potrebbe cambiare sanità, giustizia, trasporti e servizi pubblici – La protesta non è matura soltanto perché alza la voce. Può essere sincera e pienamente legittima, quando nasce da un disagio reale. Ma può anche diventare strumentale, speculativa, subordinata a interessi politici o alimentata dal solito campanilismo. La maturità di una mobilitazione non si misura dal numero dei comunicati o dalla durezza delle parole. Si misura dalla capacità di riconoscere le cause dei problemi e di scegliere gli obiettivi che possono cambiare davvero il futuro di una comunità.
È precisamente ciò che manca a questo territorio. Ci si mobilita per il singolo episodio, per un reparto, per una turnazione, per una prestazione che manca o per alcune ore di attesa al Pronto soccorso. Sono problemi reali e nessuno chiede di ignorarli. Ma restano questioni ordinarie, destinate a ripresentarsi finché non verrà modificato il quadro generale nel quale nascono.
Continuiamo a guardare il dito e non la luna.
Il dito è il disservizio del giorno. La luna è la debolezza istituzionale di un’area vasta che conta centinaia di migliaia di abitanti, ma non possiede il peso necessario per ottenere servizi proporzionati alla propria popolazione.
Prendiamo la sanità. Il presidio di Corigliano-Rossano è uno Spoke, non un Hub. La differenza è sostanziale: uno Spoke garantisce l’assistenza di primo livello e gestisce le emergenze compatibili con le sue funzioni; un Hub concentra specialità, tecnologie e prestazioni di maggiore complessità. Pretendere che uno Spoke offra ciò che viene assegnato a un Hub significa confondere i livelli della rete ospedaliera e scaricare sul singolo presidio responsabilità che appartengono alla programmazione sanitaria.
Sul Pronto soccorso di Rossano, inoltre, converge una parte rilevante dell’emergenza dell’intera fascia ionica. È quindi inevitabile che la struttura soffra, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza e in presenza di organici limitati. Sei ore di attesa pesano per chiunque le viva, ma non possono diventare automaticamente la prova del fallimento dell’ospedale. Nei Pronto soccorso del Nord, spesso presentati come modelli, si arriva ad aspettare anche dodici ore. Il disagio va corretto, non trasformato in un pretesto per processi sommari o battaglie di parte.
Una protesta civile matura dovrebbe partire da una domanda diversa: perché questo territorio deve continuare ad accontentarsi di uno Spoke?
La grande battaglia è quella per la Provincia della Magna Graecia, con doppio capoluogo Corigliano-Rossano e Crotone e una popolazione superiore ai quattrocentomila abitanti. Un soggetto istituzionale di queste dimensioni avrebbe numeri, rappresentanza e forza negoziale per chiedere la trasformazione del nuovo ospedale della Sibaritide in Hub. Non si tratterebbe più di protestare ogni settimana per un medico, un servizio o qualche posto letto, ma di affrontare a monte le carenze che producono sovraffollamento, trasferimenti e mobilità sanitaria.
Lo stesso effetto riguarderebbe la giustizia, i trasporti e la pubblica amministrazione. Una grande Provincia potrebbe rivendicare con un’altra forza uffici giudiziari, collegamenti ferroviari e stradali, servizi di mobilità, articolazioni dello Stato e nuove funzioni amministrative. Servizi e uffici significano anche lavoro qualificato, attività economiche e indotto stabile.
La Provincia non farebbe comparire automaticamente un Hub, un tribunale o una nuova infrastruttura. Creerebbe però la condizione politica per ottenerli. Unirebbe i numeri, renderebbe il territorio riconoscibile e consentirebbe di combattere una grande battaglia invece di disperdersi in cento vertenze minori.
Eppure accade il contrario. Per una criticità ordinaria si moltiplicano dichiarazioni, appelli e mobilitazioni. Quando si parla della riforma capace di cambiare i rapporti di forza, prevalgono il silenzio, la prudenza e il disimpegno. Forse perché la piccola protesta è più facile da controllare. Può essere usata contro qualcuno, piegata a un interesse o rinchiusa dentro il proprio campanile. La grande battaglia, invece, obbliga a unire territori, superare appartenenze e assumersi responsabilità.
Questa è l’immaturità della nostra protesta civile: reagire agli effetti e non colpire le cause; difendere il proprio metro quadrato e rinunciare a costruire una casa comune; chiedere una soluzione provvisoria e non lo strumento che permetterebbe di ottenere risultati duraturi.
I problemi ordinari vanno affrontati. Il Pronto soccorso di Rossano va sostenuto e i disservizi devono essere corretti. Ma una comunità matura non si ferma lì. Alza lo sguardo e sceglie le battaglie capaci di risolvere insieme più problemi.
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